«Chi l’ha visto?» non è soltanto un programma televisivo. È qualcosa di mezzo tra un pronto soccorso civile, un ufficio reclami dell’esistenza e un servizio di assistenza per cittadini che, spesso, non sanno più a chi rivolgersi. Nel tempo ha finito per svolgere una funzione sussidiaria rispetto alle forze dell’ordine e ai servizi sociali, diventando una sorta di presidio permanente della comunità. Per questo sostituire Federica Sciarelli, dopo 22 anni, non è semplice: non si cambia soltanto una conduttrice, si cambia una voce istituzionale (Rai3). Raffaella Griggi, storica inviata del programma, nella prima puntata ha scelto la prudenza e ha mantenuto la dolenza. Si presenta direttamente dalla redazione e pronuncia una frase quasi programmatica: «Buonasera, benvenuti a “Chi l’ha visto?”, è ancora “Chi l’ha visto?”». Più che un saluto, una rassicurazione: il marchio è salvo, la liturgia può cominciare. E infatti si ricomincia dalle scomparse, che sono l’antico alfabeto della trasmissione: Antonio Jafferson, ragazzo di Santo Domingo sparito a Busalla; un anziano malato di Alzheimer di cui non si hanno più notizie a Castellammare di Stabia; la morte di una tredicenne, raccontata dalla madre; il mistero della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara, decedute nel dicembre 2025 a Pietracatella; la scomparsa di Maria Chindamo, vicenda intrecciata alla ’ndrangheta. Un catalogo del dolore che «Chi l’ha visto?» ha imparato a trattare sempre sul limite della trasformazione in spettacolo. Qualche incertezza, però, si avverte nella regia e soprattutto nel ritmo. Sciarelli aveva trasformato ogni storia in un capitolo di un unico, sterminato romanzo civile: anche quando la cronaca nera prendeva il sopravvento, restava riconoscibile una misura, un tono, un canone del dolore. Griggi deve ancora trovare quella voce. Forse proprio per questo insiste molto sulla dimensione del servizio pubblico e sul lavoro di squadra. Ma il paradosso è evidente: più compaiono volti, inviati e colleghi, più il racconto rischia di disperdersi. La tv, anche quella che vuole essere servizio, ha bisogno di una sola figura che tenga insieme i frammenti.