La ripresa dopo la pausa estiva è complicata da molti e differenti aspetti. Sul piano internazionale ha tenuto banco  la guerra tra Usa e Iran , con la riduzione del traffico navale nello Stretto di Hormuz , quindi con l’estendersi del conflitto e dei rischi di blocco del traffico anche allo Stretto di Bab-el-Mandeb minacciato dagli Houti . Con la crescita esponenziale del costo del petrolio che ha prodotto l’impennarsi dei prezzi alle pompe proprio nel periodo estivo, di massimo traffico automobilistico. Accanto a questo va ricordato lo choc del voto tedesco con la crescita impetuosa dell’AfD , movimento esplicitamente filonazista e, a Berlino, il buon successo della Linke , movimento di sinistra. Con il crollo della Cdu-Csu , ciò che mette a repentaglio la solidità stessa del governo tedesco. Tralasciamo per brevità gli altri aspetti internazionali, da Gaza all’Ucraina.  Sul piano interno molti elementi che ricordiamo brevemente a partire dalla maggioranza: il record di durata del governo , caduto in un momento quantomeno difficile; l’iter complicato della legge elettorale che ha visto malumori all’interno della stessa compagine di governo; la mancata uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo con una polemica esplicita contro l’Istat da parte di Giorgia Meloni; le fibrillazioni all’interno della Lega , che si appresta ad un congresso straordinario; il pungolo di Roberto Vannacci che crea qualche problema alla maggioranza e a Fratelli d’Italia in particolare. Nell’opposizione rimane dominante il tema leader, primarie, politica internazionale, con posizioni spesso contrapposte, con un posizionamento sempre più netto su Ucraina e riarmo di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, e con una varietà di posizioni che rimane piuttosto difficile da ricomporre. Comunque sia, è evidente che la campagna elettorale è cominciata (ammesso che sia mai finita), come dimostrano le proposte lanciate negli scorsi giorni dalla presidente del Consiglio, dall’ abolizione del bollo auto per i veicoli di piccola e media potenza e per le moto, al tetto degli stranieri per classe , proposta che ha visto coinvolto lo stesso presidente della Repubblica «tirato per la giacca» da Meloni per le lontane circolari emesse quando era ministro della Pubblica istruzione. Le reazioni degli elettori vedono qualche cambiamento negli orientamenti di voto soprattutto nell’area della maggioranza di governo. Fratelli d’Italia rimane sostanzialmente stabile al 26,4%, la Lega ha un ulteriore lieve decremento (oggi è al 4,7% con un calo dello 0,4%) e stabile rimane Noi moderati (1%), in decremento appare Forza Italia oggi stimata al 7,3% con una perdita di un punto percentuale in un mese, mentre in ulteriore e decisa crescita appare Futuro nazionale, oggi stimato all’8,8% con un incremento dell’1,7% . Insomma, continua la redistribuzione nell’area a favore di Vannacci, oggi con una sofferenza particolare di Forza Italia, il cui profilo sembra poco caratterizzato. Nell’opposizione le variazioni sono meno consistenti: il Partito democratico è stimato al 19,5%, con un calo dello 0,6%, mentre assolutamente stabili sono il M5S (14,5%), Alleanza Verdi e Sinistra (6,3%) e Italia viva (2,1%, -0,2%), in crescita +Europa (al 2,1%, +0,7%) probabilmente in relazione all’emozione suscitata dalla recente scomparsa di Emma Bonino. Anche Azione rimane stabile al 3% (-0,1%). La somma delle coalizioni porta il centrodestra senza Vannacci al 39,4% , in calo di oltre un punto, e il centrosinistra allargato al 44,5% . Come abbiamo già visto in altri momenti, la somma aritmetica non sempre corrisponde al risultato ipotizzabile quando a confrontarsi siano non solo i singoli partiti, ma anche le coalizioni strutturate. In questo caso, infatti, la coalizione progressista è stimata al 43,9% (perderebbe cioè qualche decimale rispetto alla somma dei singoli partiti prima evidenziata) e il centrodestra tradizionale è stimato al 38,7% (anch’esso con un calo analogo al centrosinistra). La presenza di Vannacci vedrebbe la prevalenza di misura del centrodestra allargato, che arriverebbe al 45,7% (perdendo circa il 2,5% rispetto alla somma aritmetica dei partiti, per la resistenza che abbiamo già visto in altre occasioni alla presenza organica dell’ex generale nella coalizione), mentre l’alleanza progressista arriverebbe al 45,2% , qualche decimale in più rispetto alla somma dei partiti. In sostanza la presenza di Vannacci al momento, per questi flussi di voti, non garantisce di per sé la vittoria , vista la stretta vicinanza delle due coalizioni. Le valutazioni dell’esecutivo e della premier vedono dei piccoli cali: l’indice di apprezzamento del governo (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa) scende dal 42 di luglio all’attuale 40, quello di Meloni dal 42 al 41 . Anche nella valutazione dei leader i cambiamenti sono in generale contenuti: qualche piccolo arretramento per Tajani (dal 26 al 24) probabilmente per una certa opacità del profilo del partito, di cui abbiamo già detto, e per il recente infortunio comunicativo; un arretramento di due punti (dal 21 al 19) anche per Vannacc i, nonostante l’aumento del consenso per il suo partito. Il calo dell’indice si spiega in ragione dalla crescita di chi lo valuta negativamente a fronte del calo di chi non si esprime e della stabilità dei giudizi positivi nei suoi confronti. In sostanza sembra che tutto sommato la tempesta estiva cui abbiamo accennato in apertura abbia avuto ricadute limitate sugli orientamenti degli elettori: le recenti uscite di Meloni (bollo e stranieri nelle scuole) non hanno prodotto risultati, così come la fibrillazione della Lega ha avuto conseguenze ridotte e altrettanto possiamo dire del protagonismo di Conte, culminato recentemente con l’evento Nova a Milano. Non ci resta che aspettare l’intensificarsi della campagna elettorale.