Federica la Divina entra nella Sala dei Busti di Physical Italia: da 100 a 1 come una dea greca. È palese, ed è un misto di ammirazione e rispetto, la sorpresa degli altri concorrenti della nuova serie disponibile da oggi ogni venerdì su Netflix, nella quale si sfidano in una competizione fisica senza precedenti 100 concorrenti, dall’ex rugbista della Nazionale Mirco Bergamasco all’ex tuffatrice Tania Cagnotto , dal signore degli anelli Jury Chechi al content creator Luis Sal fino a Elisabetta Canalis, presente in qualità di atleta del kickboxing.   Federica Pellegrini ne parla con il sorriso dalla sua casa veronese: Matilde, la primogenita di due anni e mezzo, è al nido, mentre alla piccola Rachele, nata il 2 aprile scorso, sta pensando il papà Matteo Giunta  (sugli ultimi Europei del nuoto e sulla fantastica prestazione degli italiani e di Sara Curtis , alla Gazzetta dello Sport aveva già dichiarato: «Pensavo che le donne avrebbero fatto più fatica a emergere. La cosa che mi gasa tantissimo è proprio questa: ci sono anche le donne. E tornando a Sara, vedere una velocista pura che arriva così in alto in competizioni che sono sempre state quasi precluse a certe nazioni, è qualcosa di enorme . Mi fa rivivere un po’ l’oro sui 100 di Jacobs all’Olimpiade»). Si aspettava questa «devozione» dei compagni di gara a Physical Italia ? «In realtà nel momento dell’ingresso io ero emozionatissima, ma dopo 20 anni di competizione ad alto livello riesco a mascherare bene le mie emozioni». Immagino abbiate registrato l’anno scorso, quando lei non era ancora incinta. «Invece ero incinta e non lo sapevo. Abbiamo cominciato le prove a metà luglio del 2025 e io ho scoperto di essere incinta a metà agosto. Il primo ciclo saltato è stato durante Physical Italia: da 100 a 1 , ma non mi ero preoccupata, perché facendo tanti sforzi massimali può capitare di avere dei ritardi». Questa volta Rocky, il “capofamiglia” dei vostri quattro bulldog francesi, si era accorto della gravidanza prima di tutti, come per Matilde? «Col senno di poi devo dire di sì, anche se non ci avevo fatto molto caso sul momento poiché lui è la mia guardia del corpo: a casa ce l’ho sempre attaccato». Cosa l’ha convinta a partecipare alla gara? «All’inizio non ero molto convinta: ormai non nuotavo più, Matilde era ancora piccola. Per misurarti in questi contesti hai bisogno di una preparazione atletica che non avevo il tempo di fare. Ho cominciato comunque a fare un po’ di allenamento e ho visto che il mio corpo reagiva bene. Così l’idea della sfida mi ha stimolata: mettermi alla prova è il filo conduttore delle cose che ho fatto in questi ultimi anni». La forza è un ingrediente di Physical Italia: da 100 a 1 , ma non l’unico. «Ed è uno degli elementi che mi lasciava perplessa: io non faccio parte di una categoria di sport dove hai a che fare con pesi o con lotte. Gli sport acquatici applicano la forza in modo diverso». Si è sentita in competizione con Tania Cagnotto, un’altra ex atleta acquatica e mamma come lei? «Io e Tania non siamo mai andate d’accordissimo: quando competevamo ad alto livello non ci incrociavamo mai e forse per questo non ci capivamo. Invece da quando abbiamo entrambe smesso, ci piacciamo molto di più e ci sentiamo vicine, magari anche per via della maternità. Durante questa esperienza abbiamo fatto un tifo solidale l’una per l’altra». Come si è organizzata, con la famiglia? «Matteo era all’estero per lavoro, quindi con me c’erano mia madre, Matilde e i cani. A differenza degli altri concorrenti chiusi in hotel, io avevo la dispensa per andare a dormire nella casa dove stava la mia ciurma. La mattina non sapevamo mai quale fosse la prova tecnica che ci attendeva: lo scoprivamo nel campo di gara. E avere solo dieci minuti, dopo il riscaldamento, per andare a fare la prova era stimolante». Qualche concorrente l’ha sorpresa? «A parte Tania e Jury, e poi Mirco Bergamasco, non conoscevo gli altri se non di vista, come Elisabetta Canalis, Luis Sal e Alvise Rigo. Sono state delle piacevolissime scoperte, a partire da Andrea Invernizzi, lo Strongest Man: bello vedere quanta sensibilità ci fosse in un omone così grande. Io amo gli orsi buoni». Come l’orso gigante che le regalò suo marito a un San Valentino e che adesso è nella stanza di Matilde. Le copre sempre il volto, sui social, ma non i riccioli della nonna Cinzia. «Quei boccoli sono proprio di mia mamma, hanno saltato una generazione: sarebbe piaciuto a me averli!». Le sorelle dormono insieme? «Ancora no. Rachele si sveglia spesso di notte per mangiare e dunque ha la sua camera. Ma appena sarà possibile sì, dormiranno nella stessa stanza». Avete chiesto allo street artist Tony Gallo di fare un altro murale, come per la primogenita? «No, con Rachele abbiamo optato per un bosco incantato con la carta da parati, ma è venuto molto bene lo stesso». Matilde ha già provato a uccidere la sorellina? «Mai. Rachele è buonissima, e lo dico facendomi il segno della croce: fa tanti sorrisi a Matilde e lei è affettuosa con la sorella. Certo, di me è gelosissima: “Mamma mia, solo mia”, dice». Non avrei mai pensato che facesse un secondo figlio così presto, dopo le difficoltà del parto di Matilde raccontate nel libro In un tempo solo nostro , scritto con suo marito per DeAgostini. Cosa le ha fatto cambiare idea? «Rachele è stata una sorpresa, è arrivata in un momento in cui non cercavamo un secondo figlio. Avremmo aspettato un altro anno, ma forse è stato meglio così. Con Rachele ho anche capito che ogni bambino è a sé stante, ha il suo carattere, nasce in un modo diverso, e questo fa una grandissima differenza». Provi a raccontare come è andata. «Con Matilde il parto era stato disastroso, culminato in un cesareo d’urgenza dopo due giorni di travaglio dolorosissimo. Per evitare di incorrere nello stesso pericolo, i medici mi hanno suggerito da subito il cesareo programmato. I due parti sono stati completamente diversi: con Matilde ero distrutta ancor prima di iniziare a fare la mamma, con Rachele il contrario». Non sono mancate le critiche social, pure su una scelta così personale come il tipo di parto. «Quello che mi sconvolge è come si punti il dito addosso a una mamma. E questo mi dà il termometro di quanto ci sia ancora da fare». In passato mi aveva detto che sua madre era la sognatrice di casa e suo padre il razionale. Come sono distribuite le attitudini tra lei e Matteo? «Allo stesso modo. Matteo, poi, è dello stesso segno zodiacale di mio padre: concreto, ancorato a terra, riflessivo. Io più istintiva, creativa e sognatrice». Anche voi andate con il pilota automatico, come succede con i secondogeniti? «Questi stereotipi li ho smontati tutti. Noi ci eravamo preparati con un po’ di preoccupazione al fatto che il secondo sarebbe stato peggio, come dicevano tutti. Invece Rachele piange molto meno, se non quando deve mangiare. È proprio diversa dalla sorella». Qual è la domanda che non dobbiamo farle adesso? «Quando arriva il fratellino. Perché al momento non ci sarà un terzo figlio, già così siamo al limite del collasso!». Matteo le dice che è una brava mamma? Nel vostro libro si era lamentata su questo punto. «Sì, Matteo ora è più attento, forse perché ha già imparato la lezione. Ha proprio un altro approccio, è più presente, sa cosa bisogna fare e quando farlo. Con due bambine piccole e quattro cani, da quando ci svegliamo la mattina sappiamo che c’è da trottare. Il tempo per noi è rimandato alla sera, dopo che le abbiamo messe a letto entrambe». Lei e le bambine siete nate in anni olimpici: il 1988 di Seul, il 2024 di Parigi e il 2026 di Milano-Cortina e dei Mondiali di Calcio. Rachele potrà cimentarsi sia negli sport invernali che nel pallone. «Finché saremo noi a decidere, lo sport dovrà far parte della loro vita. Poi sceglieranno da sole. Matilde mi dà un sacco di soddisfazioni con l’acqua, non ha paura di niente, si butta istintivamente pur non sapendo ancora nuotare. Rachele è già entrata in piscina, ma solo per bagnetti veloci». Si