Se Schlein non si muove, lui non sta fermo. In fondo il programma ce l’ha già e ora sta per dare vita anche ai «comitati per Conte presidente». È da prima dell’estate che il leader di M5S ha messo in moto la macchina del Movimento. Raccontano che il progetto sia «in stato avanzato», tanto che sul territorio nazionale sono già all’opera dirigenti del partito impegnati a costituire gruppi della società civile che «sono stati organizzati spontaneamente». Sarà una campagna all’americana, un tour senza simboli per non delimitare la platea del consenso. E centrato solo sulla figura dell’ex premier , sul suo carisma e la sua esperienza. I «comitati per Conte presidente», che avranno il nome di «Alleanza per la Costituzione», sono il secondo stadio di un’operazione iniziata con l’evento milanese di Nova, che la struttura di M5S aveva preso a costruire in primavera. Tutto studiato. Compresa la presenza di Francesca Albanese , eroina del mondo pro Pal che sfila in piazza al grido di «Palestina libera dal fiume al mare» e che i Cinque Stelle vorrebbero conquistare alla causa di Conte. Magari portando nella sua lista anche la responsabile Onu per i Territori. In ogni caso la mossa ha spiazzato il Pd, che per non alienarsi quell’area elettorale ha deciso di opporsi in Parlamento alla legge contro l’antisemitismo. D’altronde ai dem l’obiettivo di Conte è chiaro: trasformare il Movimento in un polo progressista capace di svuotare il loro partito. Un disegno ambizioso, assecondato da autorevoli rappresentanti della vecchia guardia Pci-Pds-Ds , diciamo. E i preparativi della campagna nazionale «per Conte presidente» sono funzionali all’operazione. L’ex premier è come un giocatore di poker che ha in mano le carte per una scala bilaterale: «Deciso a prendere la testa del Campo largo — spiega un esponente democratico — oppure pronto a marciare da solo ». I soliti sospetti sono giunti fino al centrodestra. Ce n’è la prova in alcune telefonate interessate di FdI: «Ma che sta succedendo da voi?». La verità è che i comitati sono (anche) un formidabile strumento per mettere pressione al Pd. Dove monta l’allarme, per via di un combinato disposto di valutazione dei sondaggi e analisi politica. Una tesi elaborata molti mesi fa da Dario Franceschini s’incentrava sul rischio che lo scontro diretto tra leader potesse portare a una «doppia sconfitta»: «Il primo perde le primarie e il secondo perde le elezioni». E ci sarà un motivo se nel centrosinistra sale la richiesta di affidare la premiership a un federatore. La cartina di tornasole è Matteo Renzi, che da interprete del motto «non facciamoci del male da soli» non sarebbe più così convinto delle primarie. E se Schlein è determinata ad andare fino in fondo, perché convinta di vincere, Conte si mostra possibilista a cercare un compromesso. Tra le colonne del Palazzo, dirigenti del Pd sussurrano che il capo di M5S potrebbe dare il suo consenso alla candidatura del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, «con il quale ci sarebbe una forte fraternità»: «Mentre il vero candidato di Massimo D’Alema e di Pier Luigi Bersani è il sindaco di Roma Roberto Gualtieri , meno incolore del collega» partenopeo. Sarà, ma non è chiaro chi e in che modo uscirebbe formalmente allo scoperto per convincere la segretaria del Pd a farsi da parte. Si vedrà. Di certo c’è che Conte, finora, non ha sbagliato una mossa. E mentre attende di conoscere le decisioni delle altre forze del Campo largo, è impegnato a fare proseliti nell’elettorato come nei gangli di importanti organizzazioni di categoria. Giorni fa, per esempio, un rappresentante di Forza Italia che si occupa da decenni del mondo agricolo, ha rivelato che «Conte ha stretto rapporti con gli uomini che hanno le leve del comando in Coldiretti . Bisogna fare attenzione. Perché noi abbiamo soddisfatto le loro richieste però loro ci stanno per voltare le spalle». «Giuseppi» di là, «Giuseppi» di qua: avversari e alleati vedono l’ombra della sua pochette infilarsi nei taschini del potere. Nel frattempo lui si attrezza. Se si andrà alle primarie, ha già pronti i comitati. E se si chiuderà l’accordo sul federatore, i comitati gli serviranno comunque. Perché i comitati saranno «per Conte presidente». Senza specificare quale. Invece della presidenza del Consiglio potrebbe puntare alla poltrona del Senato , confidando di cambiare presidenza in corso d’opera.
I comitati per «Conte presidente»: il leader M5S vuole scalare l’alleanza. Il Pd: pronto a correre anche solo?
Se Schlein non si muove, lui non sta fermo. In fondo il programma ce l’ha già e ora sta per dare vita anche ai «comitati per Conte presidente». È da prima dell’estate che il leader di M5S ha messo in moto la macchina del Movimento. Raccontano che il progetto sia «in stato avanzato», tanto che sul territorio nazionale sono già all’opera dirigenti del partito impegnati a costituire gruppi della società civile che «sono stati organizzati spontaneamente». Sarà una campagna all’americana, un tour senza simboli per non delimitare la platea del consenso. E centrato solo sulla figura dell’ex premier , sul suo carisma e la sua esperienza. I «comitati per Conte presidente», che avranno il nome di «Alleanza per la Costituzione», sono il secondo stadio di un’operazione iniziata con l’evento milanese di Nova, che la struttura di M5S aveva preso a costruire in primavera. Tutto studiato. Compresa la presenza di Francesca Albanese , eroina del mondo pro Pal che sfila in piazza al grido di «Palestina libera dal fiume al mare» e che i Cinque Stelle vorrebbero conquistare alla causa di Conte. Magari portando nella sua lista anche la responsabile Onu per i Territori. In ogni caso la mossa ha spiazzato il Pd, che per non alienarsi quell’area elettorale ha deciso di opporsi in Parlamento alla legge contro l’antisemitismo. D’altronde ai dem l’obiettivo di Conte è chiaro: trasformare il Movimento in un polo progressista capace di svuotare il loro partito. Un disegno ambizioso, assecondato da autorevoli rappresentanti della vecchia guardia Pci-Pds-Ds , diciamo. E i preparativi della campagna nazionale «per Conte presidente» sono funzionali all’operazione. L’ex premier è come un giocatore di poker che ha in mano le carte per una scala bilaterale: «Deciso a prendere la testa del Campo largo — spiega un esponente democratico — oppure pronto a marciare da solo ». I soliti sospetti sono giunti fino al centrodestra. Ce n’è la prova in alcune telefonate interessate di FdI: «Ma che sta succedendo da voi?». La verità è che i comitati sono (anche) un formidabile strumento per mettere pressione al Pd. Dove monta l’allarme, per via di un combinato disposto di valutazione dei sondaggi e analisi politica. Una tesi elaborata molti mesi fa da Dario Franceschini s’incentrava sul rischio che lo scontro diretto tra leader potesse portare a una «doppia sconfitta»: «Il primo perde le primarie e il secondo perde le elezioni». E ci sarà un motivo se nel centrosinistra sale la richiesta di affidare la premiership a un federatore. La cartina di tornasole è Matteo Renzi, che da interprete del motto «non facciamoci del male da soli» non sarebbe più così convinto delle primarie. E se Schlein è determinata ad andare fino in fondo, perché convinta di vincere, Conte si mostra possibilista a cercare un compromesso. Tra le colonne del Palazzo, dirigenti del Pd sussurrano che il capo di M5S potrebbe dare il suo consenso alla candidatura del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, «con il quale ci sarebbe una forte fraternità»: «Mentre il vero candidato di Massimo D’Alema e di Pier Luigi Bersani è il sindaco di Roma Roberto Gualtieri , meno incolore del collega» partenopeo. Sarà, ma non è chiaro chi e in che modo uscirebbe formalmente allo scoperto per convincere la segretaria del Pd a farsi da parte. Si vedrà. Di certo c’è che Conte, finora, non ha sbagliato una mossa. E mentre attende di conoscere le decisioni delle altre forze del Campo largo, è impegnato a fare proseliti nell’elettorato come nei gangli di importanti organizzazioni di categoria. Giorni fa, per esempio, un rappresentante di Forza Italia che si occupa da decenni del mondo agricolo, ha rivelato che «Conte ha stretto rapporti con gli uomini che hanno le leve del comando in Coldiretti . Bisogna fare attenzione. Perché noi abbiamo soddisfatto le loro richieste però loro ci stanno per voltare le spalle». «Giuseppi» di là, «Giuseppi» di qua: avversari e alleati vedono l’ombra della sua pochette infilarsi nei taschini del potere. Nel frattempo lui si attrezza. Se si andrà alle primarie, ha già pronti i comitati. E se si chiuderà l’accordo sul federatore, i comitati gli serviranno comunque. Perché i comitati saranno «per Conte presidente». Senza specificare quale. Invece della presidenza del Consiglio potrebbe puntare alla poltrona del Senato , confidando di cambiare presidenza in corso d’opera.

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