Esattamente dieci anni fa al centro delle cronache cittadine c’era la discussa decisione del sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci di imporre il coprifuoco ai locali dell’Arcella , dopo alcuni disordini avvenuti nel quartiere. Il 23 settembre del 2016 il sindaco aveva avuto il timbro del Tar. Dieci anni prima, il 12 settembre del 2006, si parlava di scuole, il primo piano del Corriere del Veneto si concentrava sulla sonora bocciatura dei test sulla comprensione dell’italiano degli alunni delle elementari: nella classifica nazionale il Veneto si classificò ultimo. «Colpa dei troppi stranieri», tuonava l’allora assessora all’Istruzione della Regione Elena Donazzan. E neanche a farlo apposta l’approfondimento era dedicato al «caso» Padova, che dopo un’estate sulle barricate in via Anelli , si preparava all’avvio di un anno scolastico con i bambini nelle scuole vicine alla via del «muro», anche nei quartieri limitrofi, tra cui l’Arcella. Due piccoli aneddoti solo per spiegare che il quartiere a nord della città, il più popoloso, il più multietnico, il più discusso, odiato e amato (ci hanno scritto pure delle poesie, ci arriveremo) è abituato ad avere ciclicamente i riflettori puntati. L’Arcella è una città di 40 mila abitanti dentro a un’altra città (Padova) di 208 mila persone. Da sempre assorbe culture, religioni, lingue, colori. E ha sviluppato idee, risposte, risorse uniche per «impastare» multiculturalismo e padovanità. L’Arcella è fatta di zone rosse ma anche di studenti, festival, locali, centri sociali e campi da basket. E la gentrificazione ha fatto diventare cool dire « Io abito in Arcella ». E in tutto questo, ieri è stato approvato il decreto che fissa nelle classi il tetto del 30% agli studenti stranieri che non conoscono l’italiano e che obbligherà i loro genitori a frequentare corsi gratuiti di italiano. Ed è da credere che stamattina presidi e insegnanti delle scuole multietniche dell’Arcella si guarderanno e si chiederanno: «E ora che si fa?» E poi, con il consueto pragmatismo, troveranno il modo di far funzionare le cose. Innanzitutto i numeri. A fare la fotografia dei quartieri è stato il Comune di Padova l’anno scorso. Nel Quartiere 2 Nord , che comprende l’Arcella e San Bellino, gli stranieri rappresentano il 31,35% dei residenti, quasi il doppio della media cittadina, ferma al 17,85%. Ma il dato cresce ancora se si guarda alla sola Arcella: qui la quota raggiunge il 34,57%, vale a dire più di un residente su tre . A San Bellino si attesta invece al 27,25%. Il dato dell’Arcella emerge ancora di più se confrontato con il resto di Padova. Nessun altro grande quartiere della città raggiunge una presenza straniera paragonabile: nelle altre zone la quota si mantiene generalmente tra il 10 e il 19%. Fanno eccezione alcune aree molto specifiche, soprattutto quelle attorno alla stazione ferroviaria e alla Fiera, dove la presenza straniera supera rispettivamente il 37 e il 32%. All’estremo opposto, nelle zone più periferiche e residenziali , la percentuale scende anche sotto il 5%. L’Arcella si distingue anche per il profilo demografico. L’età media è di circa 46 anni, contro i 48 della città, mentre l’indice di vecchiaia è 211,99 (significa che ogni 100 bambini e ragazzi sotto i 15 anni ci sono circa 212 persone con almeno 65 anni) ben al di sotto della media comunale di 264,85 (ogni 100 bambini e ragazzi sotto i 15 anni ci sono circa 265 persone con almeno 65 anni). Il tasso di natalità, 6,8 per mille, è tra i più alti di Padova. I dati comunali mostrano inoltre che la popolazione straniera è concentrata soprattutto nelle fasce giovani e lavorative , in particolare tra i 20 e i 49 anni, oltre che nella fascia 0-9 anni, mentre è molto meno rappresentata tra gli over 65. Il quartiere alle ultime elezioni politiche ha votato il centrosinistra. La dottoressa Maria Josella Turcarolo guida dallo scorso anno il 5° Istituto Comprensivo «Donatello» di Padova, che mette insieme sette scuole dell’Arcella. Le avevano detto che questo era un quartiere difficile: « Ma io ho accolto la sfida, arrivo da Firenze doveva avevo già lavorato con la multiculturalità», spiega. «Noi accogliamo continuamente alunni arrivati da altri Paesi e abbiamo costruito un’offerta molto varia di laboratori di italiano, grazie ai fondi del Comune, a quelli europei e alla rete con il territorio. I ragazzi vengono inseriti nei laboratori e contemporaneamente frequentano la loro classe, dove ascoltano l’italiano e trovano anche compagni che fanno da facilitatori - continua - L’anno scorso abbiamo avuto 16 nuovi arrivi, ossia bambini e ragazzi che non sapevano una parola italiano, su circa 1.050 alunni. - aggiunge - Chi ha l’età per andare alle medie viene guidato da una docente L2, specializzata nell’apprendimento della nostra lingua, i bambini delle elementari invece accedono a progetti del Comune o progetti Pon (finanziati dallo Stato ndr) che li mette in pari in tempi brevissimi. Nessuno studente che conosce la nostra lingua viene rallentato dalla presenza dei pochi alunni che ogni anno arrivano senza sapere l’italiano». Un ruolo importante lo svolge la docente di italiano L2 assegnata alla secondaria. «Per noi è un’immensa risorsa: lavora con i ragazzi appena arrivati, ma anche con quelli che devono potenziare la lingua. Monitora continuamente il percorso di apprendimento, dall’ascolto al parlato, dalla lettura alla scrittura». Ma il piano non si ferma qui: «Abbiamo una bella rete con il territorio, con le associazioni e con i volontari». E nel progetto presentato quest’estate alla Regione Veneto sull’accoglienza degli alunni stranieri, spiega Tescarolo, «c’è lo sport, ma anche l’accompagnamento alle famiglie, la mediazione». Un lavoro che coinvolge quindi anche i genitori e punta a costruire intorno alla scuola una rete più ampia: «Coinvolgere le famiglie è essenziale» spiega la dirigente. Per Tescarolo, prima di fissare una soglia « andrebbe conosciuta una realtà come questa ». E conclude: «Noi abbiamo anche alunni italiani e non stanno certo in un angolo perché gli altri li mettono in difficoltà. È una scuola viva, dinamica, che accoglie». «La difficoltà nella lingua non l’hanno certo i bambini che frequentano le scuole dall’inizio del ciclo di studi - spiega l’assessora all’istruzione del Comune di Padova Cristina Piva , che da 9 anni assiste e supporta le dinamiche del quartiere più multietnico del Veneto - dobbiamo invece lavorare con le loro famiglie, che spesso hanno regole molto rigide, non interagiscono con la scuola perché non sanno come funzionano i canali comunicativi, è sbagliato concentrarsi solo sugli studenti, l’integrazione non ha a che fare solo con il sistema scuola , è un processo integrato che vede la partecipazione di vari attori e diverse istituzioni». Due anni fa aveva fatto scalpore il fatto che alla scuola elementare Zanella ci fosse una classe con 20 bambini di venti lingue diverse. Tutti erano stupiti, tranne i bambini, che invece di lingua ne condividevano solo una: l’italiano, e per loro era normale. Meno normale era la presenza di tutti quei giornalisti. Sono ormai lontani gli anni del quartiere-Bronx degli anni ‘80 o ‘90. L’Arcella oggi è anche quella della poesie di Lorenzo Marangoni, re dello slam poetry che alla primavera dell’Arcella ha dedicato una poesia: «Mi do una mossa lungo via Aspetti, semafori perfetti, tutti verdi , e tu che vivi in centro non sai cosa ti perdi».
Idee, laboratori e volontari: così il quartiere più multietnico di Padova è diventato un modello di integrazione
Esattamente dieci anni fa al centro delle cronache cittadine c’era la discussa decisione del sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci di imporre il coprifuoco ai locali dell’Arcella , dopo alcuni disordini avvenuti nel quartiere. Il 23 settembre del 2016 il sindaco aveva avuto il timbro del Tar. Dieci anni prima, il 12 settembre del 2006, si parlava di scuole, il primo piano del Corriere del Veneto si concentrava sulla sonora bocciatura dei test sulla comprensione dell’italiano degli alunni delle elementari: nella classifica nazionale il Veneto si classificò ultimo. «Colpa dei troppi stranieri», tuonava l’allora assessora all’Istruzione della Regione Elena Donazzan. E neanche a farlo apposta l’approfondimento era dedicato al «caso» Padova, che dopo un’estate sulle barricate in via Anelli , si preparava all’avvio di un anno scolastico con i bambini nelle scuole vicine alla via del «muro», anche nei quartieri limitrofi, tra cui l’Arcella. Due piccoli aneddoti solo per spiegare che il quartiere a nord della città, il più popoloso, il più multietnico, il più discusso, odiato e amato (ci hanno scritto pure delle poesie, ci arriveremo) è abituato ad avere ciclicamente i riflettori puntati. L’Arcella è una città di 40 mila abitanti dentro a un’altra città (Padova) di 208 mila persone. Da sempre assorbe culture, religioni, lingue, colori. E ha sviluppato idee, risposte, risorse uniche per «impastare» multiculturalismo e padovanità. L’Arcella è fatta di zone rosse ma anche di studenti, festival, locali, centri sociali e campi da basket. E la gentrificazione ha fatto diventare cool dire « Io abito in Arcella ». E in tutto questo, ieri è stato approvato il decreto che fissa nelle classi il tetto del 30% agli studenti stranieri che non conoscono l’italiano e che obbligherà i loro genitori a frequentare corsi gratuiti di italiano. Ed è da credere che stamattina presidi e insegnanti delle scuole multietniche dell’Arcella si guarderanno e si chiederanno: «E ora che si fa?» E poi, con il consueto pragmatismo, troveranno il modo di far funzionare le cose. Innanzitutto i numeri. A fare la fotografia dei quartieri è stato il Comune di Padova l’anno scorso. Nel Quartiere 2 Nord , che comprende l’Arcella e San Bellino, gli stranieri rappresentano il 31,35% dei residenti, quasi il doppio della media cittadina, ferma al 17,85%. Ma il dato cresce ancora se si guarda alla sola Arcella: qui la quota raggiunge il 34,57%, vale a dire più di un residente su tre . A San Bellino si attesta invece al 27,25%. Il dato dell’Arcella emerge ancora di più se confrontato con il resto di Padova. Nessun altro grande quartiere della città raggiunge una presenza straniera paragonabile: nelle altre zone la quota si mantiene generalmente tra il 10 e il 19%. Fanno eccezione alcune aree molto specifiche, soprattutto quelle attorno alla stazione ferroviaria e alla Fiera, dove la presenza straniera supera rispettivamente il 37 e il 32%. All’estremo opposto, nelle zone più periferiche e residenziali , la percentuale scende anche sotto il 5%. L’Arcella si distingue anche per il profilo demografico. L’età media è di circa 46 anni, contro i 48 della città, mentre l’indice di vecchiaia è 211,99 (significa che ogni 100 bambini e ragazzi sotto i 15 anni ci sono circa 212 persone con almeno 65 anni) ben al di sotto della media comunale di 264,85 (ogni 100 bambini e ragazzi sotto i 15 anni ci sono circa 265 persone con almeno 65 anni). Il tasso di natalità, 6,8 per mille, è tra i più alti di Padova. I dati comunali mostrano inoltre che la popolazione straniera è concentrata soprattutto nelle fasce giovani e lavorative , in particolare tra i 20 e i 49 anni, oltre che nella fascia 0-9 anni, mentre è molto meno rappresentata tra gli over 65. Il quartiere alle ultime elezioni politiche ha votato il centrosinistra. La dottoressa Maria Josella Turcarolo guida dallo scorso anno il 5° Istituto Comprensivo «Donatello» di Padova, che mette insieme sette scuole dell’Arcella. Le avevano detto che questo era un quartiere difficile: « Ma io ho accolto la sfida, arrivo da Firenze doveva avevo già lavorato con la multiculturalità», spiega. «Noi accogliamo continuamente alunni arrivati da altri Paesi e abbiamo costruito un’offerta molto varia di laboratori di italiano, grazie ai fondi del Comune, a quelli europei e alla rete con il territorio. I ragazzi vengono inseriti nei laboratori e contemporaneamente frequentano la loro classe, dove ascoltano l’italiano e trovano anche compagni che fanno da facilitatori - continua - L’anno scorso abbiamo avuto 16 nuovi arrivi, ossia bambini e ragazzi che non sapevano una parola italiano, su circa 1.050 alunni. - aggiunge - Chi ha l’età per andare alle medie viene guidato da una docente L2, specializzata nell’apprendimento della nostra lingua, i bambini delle elementari invece accedono a progetti del Comune o progetti Pon (finanziati dallo Stato ndr) che li mette in pari in tempi brevissimi. Nessuno studente che conosce la nostra lingua viene rallentato dalla presenza dei pochi alunni che ogni anno arrivano senza sapere l’italiano». Un ruolo importante lo svolge la docente di italiano L2 assegnata alla secondaria. «Per noi è un’immensa risorsa: lavora con i ragazzi appena arrivati, ma anche con quelli che devono potenziare la lingua. Monitora continuamente il percorso di apprendimento, dall’ascolto al parlato, dalla lettura alla scrittura». Ma il piano non si ferma qui: «Abbiamo una bella rete con il territorio, con le associazioni e con i volontari». E nel progetto presentato quest’estate alla Regione Veneto sull’accoglienza degli alunni stranieri, spiega Tescarolo, «c’è lo sport, ma anche l’accompagnamento alle famiglie, la mediazione». Un lavoro che coinvolge quindi anche i genitori e punta a costruire intorno alla scuola una rete più ampia: «Coinvolgere le famiglie è essenziale» spiega la dirigente. Per Tescarolo, prima di fissare una soglia « andrebbe conosciuta una realtà come questa ». E conclude: «Noi abbiamo anche alunni italiani e non stanno certo in un angolo perché gli altri li mettono in difficoltà. È una scuola viva, dinamica, che accoglie». «La difficoltà nella lingua non l’hanno certo i bambini che frequentano le scuole dall’inizio del ciclo di studi - spiega l’assessora all’istruzione del Comune di Padova Cristina Piva , che da 9 anni assiste e supporta le dinamiche del quartiere più multietnico del Veneto - dobbiamo invece lavorare con le loro famiglie, che spesso hanno regole molto rigide, non interagiscono con la scuola perché non sanno come funzionano i canali comunicativi, è sbagliato concentrarsi solo sugli studenti, l’integrazione non ha a che fare solo con il sistema scuola , è un processo integrato che vede la partecipazione di vari attori e diverse istituzioni». Due anni fa aveva fatto scalpore il fatto che alla scuola elementare Zanella ci fosse una classe con 20 bambini di venti lingue diverse. Tutti erano stupiti, tranne i bambini, che invece di lingua ne condividevano solo una: l’italiano, e per loro era normale. Meno normale era la presenza di tutti quei giornalisti. Sono ormai lontani gli anni del quartiere-Bronx degli anni ‘80 o ‘90. L’Arcella oggi è anche quella della poesie di Lorenzo Marangoni, re dello slam poetry che alla primavera dell’Arcella ha dedicato una poesia: «Mi do una mossa lungo via Aspetti, semafori perfetti, tutti verdi , e tu che vivi in centro non sai cosa ti perdi».

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