«Urla nella notte. I carabinieri torturano i combattenti per la libertà dell’Alto Adige. Violazione della dignità umana». È il titolo della rubrica, con tanto di immagini generate con l’intelligenza artificiale (Ai), che compare nell’edizione 2026-2026 del «Tiroler Merkheft», il diario scolastico che Süd-Tiroler Freiheit distribuisce gratuitamente da diciassette anni. E che quest’anno è finito sotto la lente di carabinieri e questura che hanno presentato, in Procura, due distinte informative per fatti non costituenti reato. Parole nell’antico dialetto tirolese, leggende, ricette, canzoni popolari, una cartina del Tirolo storico, da Riva del Garda a Kufstein. È un’edizione ricca di approfondimenti quella del «Tiroler Merkheft» di quest’anno. Dopo quella 2024-2025 dedicata a Sepp Kerschbaumer, il fondatore del Befreiungsausschuss Südtirol (Bas), il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, quella di quest’anno torna con un focus sul periodo più complicato della storia recente dell’Alto Adige , gli anni Sessanta, caratterizzato dagli attentati dei separatisti ai quali lo Stato italiano rispose col pugno di ferro. Il bilancio fu di almeno venti morti, in gran parte appartenenti alle forze dell’ordine . Sono numerose le testimonianze di «combattenti per la libertà» che riferirono di essere stati arrestati, interrogati e torturati dai carabinieri: a queste sono dedicate le nove immagini ricostruite con l’Ai e pubblicate sul diario, accompagnate dalle lettere degli autori stessi. Da Sepp Mitterhofer (membro del Bas e per decenni alla guida dell’Heimatbund, morto nel 2021 all’età di 89 anni) a Erich Walter, Franz Tappeiner, Franz Gamper, Josef Anegg, Franz Egger, Konrad Matuella, Franz Ungerank e Hans Thaler. L’edizione di quest’anno del diario, edito da Effekt!, oltre che sotto la lente della Procura, è destinata a finire anche sotto quella del Parlamento, dato che il deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, sta già lavorando a un’interrogazione a riguardo: « Ci sono una serie di inquietanti situazioni che si incrociano — afferma —: da una parte c’è una commissione d’inchiesta, in consiglio provinciale, che parla di finanziamenti milionari da fondazioni con sede in Lussemburgo a soggetti che propugnano posizioni radicali e dichiaratamente secessioniste; dall’altra, la moltiplicazione di forme di propaganda, e il diario è una di queste, che rappresentano realtà distorte e funzionali a creare un pregiudizio rispetto alla credibilità e all’autorevolezza delle istituzioni della Repubblica, in questo caso dei carabinieri». Secondo Urzì, il limite della libertà di espressione «è stato abbondantemente superato. È evidente che bisogna fare qualcosa: le leggi stabiliscono già le cornici entro cui collocare la libertà di opinione, che è sacrosanta, distinguendola dalla denigrazione, dalla calunnia e da attività finalizzate a mettere in discussione la pace sociale». Da Sven Knoll, capogruppo di Süd-Tiroler Freiheit, la replica non si fa attendere: «Penso che le informative siano un’iniziativa politica . Ogni volta che si cerca di tematizzare questi argomenti nascono discussioni accese, qualcuno legge le nostre iniziative come provocazioni, il che dimostra come questo capitolo della storia non sia ancora chiuso. Potrebbe essere l’occasione per organizzare, finalmente, una discussione pubblica a riguardo, spiegando ai sudtirolesi delle forze dell’ordine italiane morte, e agli italiani dei sudtirolesi torturati». Quanto alle immagini generate con l’Ai, spiega Knoll, «non abbiamo inventato nulla: abbiamo dato in input all’intelligenza artificiale le lettere originali che i combattenti torturati inviarono all’Svp e a Silvius Magnago, dando, come istruzione, quella di generare un’immagine sulla base dei contenuti, senza inventare nulla. Si tratta semplicemente di riproduzioni di eventi storici riconosciuti come tali anche dagli esperti: le torture non sono un’invenzione».