«Ero lì, in piedi vicino a loro, due genitori annientati che cercavano solo l’anima del figlio... ». La notte del Colosseo è appena trascorsa e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli , l’ha vissuta tutta accanto al corpo di Andrea Moretti , « volevo vegliarlo, era giusto così », mentre i droni dei carabinieri, in volo tra il secondo e il terzo anello dell’anfiteatro Flavio, filmavano già ciò che servirà alle indagini. Ma quel ronzìo di motore era solo una voce di fondo, ingoiata da un silenzio enorme: « Sono arrivato intorno all’una di notte , la notizia mi aveva raggiunto a casa, ormai quasi a letto, con un messaggio del mio capo di gabinetto, così ho chiamato subito la scorta e siamo partiti », è il racconto di Giuli qualche ora dopo, al Collegio Romano, dove per tutto il giorno poi è rimasto in riunione con i suoi più stretti collaboratori. Quando il ministro è arrivato al Colosseo, ha visto un giovane seduto su una panchina che piangeva disperato , aveva la testa tra le mani. Era il cognato di Andrea, Gabriele, anche lui dell’impresa di famiglia di rocciatori esperti. Il ministro si è avvicinato al ragazzo, gli ha messo una mano sulla spalla e gli ha chiesto cosa fosse successo: « Ho solo sentito un urlo — ha detto Gabriele — e poi è morto ». I genitori di Andrea sono partiti subito da Teramo , intorno alle tre di notte sono arrivati, c’erano anche due delle tre sorelle dell’operaio morto: una grande compostezza e un grande abbraccio tra loro, vicino al corpo pietosamente ricomposto dai soccorritori e coperto alla vista da un telo termico. Fino alle sette del mattino Giuli è stato con loro, fino a quando anche l’ultima goccia di sangue era stata tolta dal punto in cui era caduto il ragazzo, «perché i turisti poi sono capaci pure di farsi i selfie», sospirava un carabiniere anziano, che di mostruosità del genere deve averne viste. Ma già durante la veglia notturna, al ministro erano venuti in mente i lilium bianchi, «sono i fiori che nell’antichità erano offerti ai morti », simboli di purezza e innocenza davanti a una morte prematura e orribile. Così alle 11 di ieri mattina il mazzo di lilium bianchi era al suo posto e Giuli era lì con Alfonsina Russo la capo dipartimento del Mic e Simone Quilici, il direttore del Parco archeologico del Colosseo, ad offrire quei fiori al ricordo di Andrea.  Prima c’era stata anche la telefonata con Giorgia Meloni per informare la premier di tutti i dettagli e la conversazione si era conclusa con le parole decise del ministro: « Ora vado a chiudere il Colosseo ». La cosa commovente, ha raccontato poi ieri sera ai suoi del Collegio Romano, «è stato vedere quei turisti, italiani e stranieri, davvero commossi, mentre venivano allontanati, per il dramma che era accaduto». Un incubo così — ha confessato Giuli — l’aveva vissuto per il crollo della Torre dei Conti, nel novembre scorso : undici ore passate a sperare che Octay Stroici, 66 anni, l’operaio di origini romene rimasto sotto le macerie , fosse ancora vivo, ma «stavolta il finale era già scritto».