È Anna Wintour , la nostra agente all’Avana, a fargli la sacrosanta domanda (retorica): Jannik, pensavo che andassi a Pechino... «Lo pensavo anch’io». S’infrange sul dialogo minimale a margine della sfilata milanese di Gucci tra la sacerdotessa di Vogue e il dio pagano del tennis nostrano la speranza di rivedere in campo Jannik Sinner, fermo per un generico «problema al ginocchio destro» dal 12 luglio scorso, finale di Wimbledon . Quasi contemporaneamente, il megafono dei social rilancia le parole del numero uno : «Sono triste, purtroppo non giocherò il torneo di Pechino: il ginocchio non sta ancora come vorrei, non sono pronto a competere». La notizia sposta l’attesa un po’ più in là e provoca un effetto a catena irrefrenabile: primo favorito dell’Atp 500 che scatta mercoledì diventa Sascha Zverev , il tedesco che quest’anno è stato capace di annettersi due Slam su quattro e che ora si porta a soli 1370 punti dal trono; se conquistasse Pechino e il Master 1000 di Shanghai, Zverev sarebbe certo di tornare dallo swing in Asia con la prima posizione del ranking in tasca. Non giocare, ha il suo costo. E d’altronde, se fosse in grado di farlo, Jannik sarebbe partito per la Cina oggi da Milano. Ma un consulto con il team, Simone Vagnozzi a Montecarlo e Darren Cahill al telefono, ha consigliato prudenza , proprio come era successo con l’Open Usa. Se il mancato guadagno di Pechino è quantificabile in quasi 700 mila euro, la prossima scadenza di questo piccolo calvario sinneriano diventa il 7 ottobre, data d’inizio di Shanghai , l’ultimo torneo all’aperto previsto prima della stagione indoor europea: clima caldo e umido, il ricordo dei crampi che lo fermarono con Griekspoor nel 2025, ha senso rischiare il rientro in quelle condizioni dopo quasi tre mesi di stop? Anna Wintour su questo punto è stata vaga. Però gli ha chiesto di provare a immaginarsi uno scenario più a lungo termine. «Beh, se non sono pronto per gennaio, allora diventa un problema» ha risposto Jannik con una risata . L’esperienza di Sinner con la tendinite al ginocchio — se davvero di tendinite si tratta (il giocatore non ha mai confermato una diagnosi, alimentando qualsiasi teoria) —, ricorda lo stillicidio di Carlos Alcaraz con il polso e di Holger Rune con il tendine d’Achille. Settimane spese tra allenamenti con carichi crescenti e palestra per rafforzare l’arto interessato. A Milano ha rivisto Laila, che al magazine danese Elle ha parlato anche di lui : «Sono in una relazione con una persona che dedica una quantità incredibile di tempo alla sua passione. Jannik mi ispira. Allo stesso tempo, il tennis è un mondo in cui non sono cresciuta e con cui non avevo mai avuto a che fare. Abbiamo un rapporto normale, non viviamo insieme, ma anche se mi trasferissi da lui domani sarebbe comunque una relazione a distanza, perché Jannik è quasi tutto l’anno in giro per tornei. Siamo comunque riusciti a creare il nostro spazio, dove possiamo essere noi stessi al 100%». Dopo Montreal, Cincinnati e l’Open Usa, Pechino è il quarto torneo che salta come un tappo di bottiglia nel calendario sovraffollato di impegni del numero uno. Esiste una visione — la più pessimistica — per la quale Sinner potrebbe considerare chiusa qui una stagione nella quale ha conquistato sei tornei: i cinque Master 1000 consecutivi che l’hanno consegnato esanime al Roland Garros e Wimbledon per la seconda volta. Basterebbero per considerarla trionfale, benché durata sette mesi scarsi. Non è nel dna di Jannik Sinner arrendersi, però ancora una volta è il fisico a chiedergli una tregua. Si potrebbe prendere tempo fino al bene rifugio del veloce indoor. Due set su tre, al chiuso: il suo habitat naturale. Vienna dal 26 ottobre, Parigi dal 2 novembre, le Atp Finals a Torino dal 15 novembre , di cui è campione in carica. L’anno scorso fu tripletta: significa 3 mila punti in palio, non giocare sarebbe uno sfacelo. «Farò tutto il possibile per tornare quanto prima, mi mancano i tornei e stare con i fan» dice alla fine del videomessaggio in cui sembra prigioniero di se stesso e di un tennis che, forse, a 25 anni è già diventato tanto, troppo da reggere. Poi c’è quel gettone da 1,5 milioni per la sola presenza all’esibizione di Riad, 21-24 ottobre, a rischio per la guerra. Per non indurlo in tentazione, sarebbe un bene che la cancellassero.
La battuta di Sinner a Wintour: «Se non sono pronto a gennaio diventa un problema». Jannik rischia di perdere il numero 1
È Anna Wintour , la nostra agente all’Avana, a fargli la sacrosanta domanda (retorica): Jannik, pensavo che andassi a Pechino... «Lo pensavo anch’io». S’infrange sul dialogo minimale a margine della sfilata milanese di Gucci tra la sacerdotessa di Vogue e il dio pagano del tennis nostrano la speranza di rivedere in campo Jannik Sinner, fermo per un generico «problema al ginocchio destro» dal 12 luglio scorso, finale di Wimbledon . Quasi contemporaneamente, il megafono dei social rilancia le parole del numero uno : «Sono triste, purtroppo non giocherò il torneo di Pechino: il ginocchio non sta ancora come vorrei, non sono pronto a competere». La notizia sposta l’attesa un po’ più in là e provoca un effetto a catena irrefrenabile: primo favorito dell’Atp 500 che scatta mercoledì diventa Sascha Zverev , il tedesco che quest’anno è stato capace di annettersi due Slam su quattro e che ora si porta a soli 1370 punti dal trono; se conquistasse Pechino e il Master 1000 di Shanghai, Zverev sarebbe certo di tornare dallo swing in Asia con la prima posizione del ranking in tasca. Non giocare, ha il suo costo. E d’altronde, se fosse in grado di farlo, Jannik sarebbe partito per la Cina oggi da Milano. Ma un consulto con il team, Simone Vagnozzi a Montecarlo e Darren Cahill al telefono, ha consigliato prudenza , proprio come era successo con l’Open Usa. Se il mancato guadagno di Pechino è quantificabile in quasi 700 mila euro, la prossima scadenza di questo piccolo calvario sinneriano diventa il 7 ottobre, data d’inizio di Shanghai , l’ultimo torneo all’aperto previsto prima della stagione indoor europea: clima caldo e umido, il ricordo dei crampi che lo fermarono con Griekspoor nel 2025, ha senso rischiare il rientro in quelle condizioni dopo quasi tre mesi di stop? Anna Wintour su questo punto è stata vaga. Però gli ha chiesto di provare a immaginarsi uno scenario più a lungo termine. «Beh, se non sono pronto per gennaio, allora diventa un problema» ha risposto Jannik con una risata . L’esperienza di Sinner con la tendinite al ginocchio — se davvero di tendinite si tratta (il giocatore non ha mai confermato una diagnosi, alimentando qualsiasi teoria) —, ricorda lo stillicidio di Carlos Alcaraz con il polso e di Holger Rune con il tendine d’Achille. Settimane spese tra allenamenti con carichi crescenti e palestra per rafforzare l’arto interessato. A Milano ha rivisto Laila, che al magazine danese Elle ha parlato anche di lui : «Sono in una relazione con una persona che dedica una quantità incredibile di tempo alla sua passione. Jannik mi ispira. Allo stesso tempo, il tennis è un mondo in cui non sono cresciuta e con cui non avevo mai avuto a che fare. Abbiamo un rapporto normale, non viviamo insieme, ma anche se mi trasferissi da lui domani sarebbe comunque una relazione a distanza, perché Jannik è quasi tutto l’anno in giro per tornei. Siamo comunque riusciti a creare il nostro spazio, dove possiamo essere noi stessi al 100%». Dopo Montreal, Cincinnati e l’Open Usa, Pechino è il quarto torneo che salta come un tappo di bottiglia nel calendario sovraffollato di impegni del numero uno. Esiste una visione — la più pessimistica — per la quale Sinner potrebbe considerare chiusa qui una stagione nella quale ha conquistato sei tornei: i cinque Master 1000 consecutivi che l’hanno consegnato esanime al Roland Garros e Wimbledon per la seconda volta. Basterebbero per considerarla trionfale, benché durata sette mesi scarsi. Non è nel dna di Jannik Sinner arrendersi, però ancora una volta è il fisico a chiedergli una tregua. Si potrebbe prendere tempo fino al bene rifugio del veloce indoor. Due set su tre, al chiuso: il suo habitat naturale. Vienna dal 26 ottobre, Parigi dal 2 novembre, le Atp Finals a Torino dal 15 novembre , di cui è campione in carica. L’anno scorso fu tripletta: significa 3 mila punti in palio, non giocare sarebbe uno sfacelo. «Farò tutto il possibile per tornare quanto prima, mi mancano i tornei e stare con i fan» dice alla fine del videomessaggio in cui sembra prigioniero di se stesso e di un tennis che, forse, a 25 anni è già diventato tanto, troppo da reggere. Poi c’è quel gettone da 1,5 milioni per la sola presenza all’esibizione di Riad, 21-24 ottobre, a rischio per la guerra. Per non indurlo in tentazione, sarebbe un bene che la cancellassero.

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