«Contesto esclusivamente goliardico»: così si giustificano i titolari dell'Approdo dei saraceni, lo stabilimento di Mazara del Vallo dove ieri sera un gruppo musicale ha intonato Faccetta nera, con decine di persone che mentre ballavano hanno fatto il saluto fascista con il braccio. I l video dell'episodio, ripreso con un telefonino, è stato pubblicato sui social e ha scatenato inevitabilmente uno strascico di polemiche. « Quanto accaduto all'Approdo dei Saraceni non può essere liquidato come semplice goliardia », afferma in una nota il Pd di Mazara. «Oggi - continua il Pd - evidentemente per una singolare idea di par condicio, si lascia suonare "Faccetta nera", mentre alcuni presenti accompagnano il brano con il saluto romano. Il problema non è soltanto ciò che pensavano i singoli ragazzi presenti, ma la leggerezza con cui simboli e gesti legati alla dittatura vengono proposti, tollerati e trasformati in intrattenimento». Il Pd mazarese chiede quindi ai responsabili del locale di spiegare pubblicamente la vicenda. «Banalizzare il fascismo - si conclude - significa indebolire la memoria storica e i valori democratici sanciti dalla Costituzione». I titolari spiegano che non c'era «alcuna volontà da parte della gestione di sostenere, celebrare o promuovere ideologie politiche o nostalgie legate al fascismo». Si poteva evitare? ««Sì - proseguono -. Proprio per questo l'esecuzione è durata pochi secondi, il tempo necessario per accorgerci di qaunto stesse accadendo e chiedere che il brano venisse interrotto». Secondo i titolari, nella stessa serata è stata eseguita anche «Bella ciao», e «il contesto è sempre stato quello della musica, del divertimento e dello stare insieme», si difendono, spiegando che nel loro staff «lavorano anche persone provenienti da altri Paesi, con le quali condividiamo quotidianamente lavoro, rispetto e collaborazione». È necessario ricordare, contesta però il Pd, «che non esiste alcuna equivalenza tra "Bella ciao", simbolo della Resistenza dalla quale è nata la nostra Repubblica democratica, e una canzone della propaganda fascista e colonialista». Massimo Arcangeli, il sociolinguista che sta raccogliendo le firme per mettere al bando Futuro nazionale - il partito di Vannacci, già nel mirino della Procura militare per presunta ricostituzione del partito fascista con violazione della legge Scelba - è pronto a denunciare alla Procura l'episodio se dovessero esserci gli estremi. È evidente, comunque, che il problema non si limiti alla serata di lunedì. Gli stessi titolari ammettono che già nelle domeniche precedenti, «avevamo avuto la percezione che alcuni episodi musicali potessero prestarsi a letture e strumentalizzazioni completamente estranee allo spirito delle nostre serate. Proprio per questo avevamo chiesto al gruppo di evitare brani che potessero generare equivoci o polemiche». Appello a quanto pare inascoltato, visto l'episodio di ieri sera. Ma i titolari ci tengono a chiarire che, pur comprendendo «perfettamente che alcuni brani possono urtare sensibilità diverse» e che quindi «sarebbe stato meglio non eseguirlo», loro non possono «accettare che pochi minuti di una serata vengano trasformati nella prova di orientamenti politici o nostalgie che non appartengono né alla gestione né alla storia del nostro locale».
Mazara del Vallo, al lido si suona «Faccetta nera» e scoppia la polemica. I titolari: «Solo goliardia»
«Contesto esclusivamente goliardico»: così si giustificano i titolari dell'Approdo dei saraceni, lo stabilimento di Mazara del Vallo dove ieri sera un gruppo musicale ha intonato Faccetta nera, con decine di persone che mentre ballavano hanno fatto il saluto fascista con il braccio. I l video dell'episodio, ripreso con un telefonino, è stato pubblicato sui social e ha scatenato inevitabilmente uno strascico di polemiche. « Quanto accaduto all'Approdo dei Saraceni non può essere liquidato come semplice goliardia », afferma in una nota il Pd di Mazara. «Oggi - continua il Pd - evidentemente per una singolare idea di par condicio, si lascia suonare "Faccetta nera", mentre alcuni presenti accompagnano il brano con il saluto romano. Il problema non è soltanto ciò che pensavano i singoli ragazzi presenti, ma la leggerezza con cui simboli e gesti legati alla dittatura vengono proposti, tollerati e trasformati in intrattenimento». Il Pd mazarese chiede quindi ai responsabili del locale di spiegare pubblicamente la vicenda. «Banalizzare il fascismo - si conclude - significa indebolire la memoria storica e i valori democratici sanciti dalla Costituzione». I titolari spiegano che non c'era «alcuna volontà da parte della gestione di sostenere, celebrare o promuovere ideologie politiche o nostalgie legate al fascismo». Si poteva evitare? ««Sì - proseguono -. Proprio per questo l'esecuzione è durata pochi secondi, il tempo necessario per accorgerci di qaunto stesse accadendo e chiedere che il brano venisse interrotto». Secondo i titolari, nella stessa serata è stata eseguita anche «Bella ciao», e «il contesto è sempre stato quello della musica, del divertimento e dello stare insieme», si difendono, spiegando che nel loro staff «lavorano anche persone provenienti da altri Paesi, con le quali condividiamo quotidianamente lavoro, rispetto e collaborazione». È necessario ricordare, contesta però il Pd, «che non esiste alcuna equivalenza tra "Bella ciao", simbolo della Resistenza dalla quale è nata la nostra Repubblica democratica, e una canzone della propaganda fascista e colonialista». Massimo Arcangeli, il sociolinguista che sta raccogliendo le firme per mettere al bando Futuro nazionale - il partito di Vannacci, già nel mirino della Procura militare per presunta ricostituzione del partito fascista con violazione della legge Scelba - è pronto a denunciare alla Procura l'episodio se dovessero esserci gli estremi. È evidente, comunque, che il problema non si limiti alla serata di lunedì. Gli stessi titolari ammettono che già nelle domeniche precedenti, «avevamo avuto la percezione che alcuni episodi musicali potessero prestarsi a letture e strumentalizzazioni completamente estranee allo spirito delle nostre serate. Proprio per questo avevamo chiesto al gruppo di evitare brani che potessero generare equivoci o polemiche». Appello a quanto pare inascoltato, visto l'episodio di ieri sera. Ma i titolari ci tengono a chiarire che, pur comprendendo «perfettamente che alcuni brani possono urtare sensibilità diverse» e che quindi «sarebbe stato meglio non eseguirlo», loro non possono «accettare che pochi minuti di una serata vengano trasformati nella prova di orientamenti politici o nostalgie che non appartengono né alla gestione né alla storia del nostro locale».

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