Una sfida, una telecamera, un pubblico. È la grammatica delle «challenge» della Rete. Qualcuno lancia una prova, la filma, la pubblica. Altri la guardano, la imitano, la rilanciano. A volte è un gioco innocuo, altre volte meno. In altri casi il confine si sposta: si entra dove non si dovrebbe e si trasforma il rischio in spettacolo. Poi può capitare quello che non dovrebbe affatto accadere . Come la storia delle due sorelline di 12 e 8 anni scomparse per ventuno ore a San Cataldo, nel Nisseno. La procura di Caltanissetta ha ricostruito che avevano deciso di riprodurre una di queste sfide: trascorrere una notte nascoste in un negozio e uscire il giorno dopo senza essere scoperte . Il procuratore Salvatore De Luca ha spiegato: «Proprio la reiterata visione di video su questo tipo di challenge da parte di una delle due bambine ha fatto maturare il proposito di riprodurre la “sfida” ed emulare gli influencer, coinvolgendo nella condotta anche la sorellina». Sfida che non è nata in questi giorni. Dal 2016 video girati di notte in negozi e fast food di mezzo mondo hanno raccolto milioni di visualizzazioni. A Malmö, in Svezia, due quindicenni si nascosero negli armadi di un grande magazzino e furono scoperti il giorno dopo. A Sheffield, in Gran Bretagna, nel 2018, un undicenne non tornò a casa dopo la scuola. Il padre ne denunciò la scomparsa e per tutta la notte polizia, familiari e amici lo cercarono. Fu ritrovato sano e salvo la mattina successiva : aveva trascorso la notte nascosto nell’Ikea della città per riprodurre la sfida vista online. Il padre scoprì poi che il figlio aveva guardato quei video e cancellato le tracce della navigazione. La South Yorkshire Police lanciò un allarme: oltre ai pericoli all’interno dei magazzini, sfide simili possono mettere in moto vaste ricerche di persone scomparse, sottraendo agenti alle emergenze . Anche a Singapore, nel 2019, cinque ragazzi tra 16 e 18 anni furono trovati nascosti dopo la chiusura di un centro commerciale. Poi il format è arrivato anche in Italia. Come nel resto del mondo, influencer più o meno noti hanno realizzato video costruiti attorno alla stessa idea. Nel 2018 Charlotte M., allora dieci anni, pubblicò «Ho passato la notte in un negozio»: un contenuto nel quale spiegava di non imitarla ed era evidente che non fosse davvero un’irruzione clandestina. Nel 2021 i Me contro Te avevano realizzato «Viviamo 24 ore in un negozio di giocattoli!!»: un contenuto organizzato e pubblicitario, dichiaratamente lontano da una reale intrusione notturna. Nel 2023 Zerbi ha pubblicato «Nascosto tutta la NOTTE in un Negozio di Vestiti... (beccati)», che ha superato il milione di visualizzazioni: anche in questo caso il linguaggio e la costruzione del video lo collocano chiaramente nel terreno dell’intrattenimento. Sono video che mostrano e diffondono una sfida, ma questo non basta ad attribuire responsabilità ai loro autori. La procura infatti non ha indagato alcun creatore digitale. Sul piano giuridico, infatti, l’emulazione di un comportamento visto online non trasferisce in automatico su chi lo ha pubblicato la responsabilità di ciò che accade dopo. Il procuratore De Luca ha allo stesso tempo richiamato «il delicato tema dei rischi dell’uso incontrollato dei social network», a partire dall’«emulazione in sfide virali» . E ha indicato alcuni temi su cui sarebbe necessario riflettere come «il differimento nella età di accesso ai media, l’incremento della sicurezza da parte dei fornitori di servizi e l’adozione di strumenti di verifica dell’età». Il nodo non è soltanto penale ma preventivo: quali barriere porre e fino a che punto le piattaforme debbano impedire ai più piccoli l’accesso a contenuti emulabili.
Passare la notte in un negozio: la sfida social che ha ispirato le sorelline scomparse a San Cataldo. «Imitavano gli influencer»
Una sfida, una telecamera, un pubblico. È la grammatica delle «challenge» della Rete. Qualcuno lancia una prova, la filma, la pubblica. Altri la guardano, la imitano, la rilanciano. A volte è un gioco innocuo, altre volte meno. In altri casi il confine si sposta: si entra dove non si dovrebbe e si trasforma il rischio in spettacolo. Poi può capitare quello che non dovrebbe affatto accadere . Come la storia delle due sorelline di 12 e 8 anni scomparse per ventuno ore a San Cataldo, nel Nisseno. La procura di Caltanissetta ha ricostruito che avevano deciso di riprodurre una di queste sfide: trascorrere una notte nascoste in un negozio e uscire il giorno dopo senza essere scoperte . Il procuratore Salvatore De Luca ha spiegato: «Proprio la reiterata visione di video su questo tipo di challenge da parte di una delle due bambine ha fatto maturare il proposito di riprodurre la “sfida” ed emulare gli influencer, coinvolgendo nella condotta anche la sorellina». Sfida che non è nata in questi giorni. Dal 2016 video girati di notte in negozi e fast food di mezzo mondo hanno raccolto milioni di visualizzazioni. A Malmö, in Svezia, due quindicenni si nascosero negli armadi di un grande magazzino e furono scoperti il giorno dopo. A Sheffield, in Gran Bretagna, nel 2018, un undicenne non tornò a casa dopo la scuola. Il padre ne denunciò la scomparsa e per tutta la notte polizia, familiari e amici lo cercarono. Fu ritrovato sano e salvo la mattina successiva : aveva trascorso la notte nascosto nell’Ikea della città per riprodurre la sfida vista online. Il padre scoprì poi che il figlio aveva guardato quei video e cancellato le tracce della navigazione. La South Yorkshire Police lanciò un allarme: oltre ai pericoli all’interno dei magazzini, sfide simili possono mettere in moto vaste ricerche di persone scomparse, sottraendo agenti alle emergenze . Anche a Singapore, nel 2019, cinque ragazzi tra 16 e 18 anni furono trovati nascosti dopo la chiusura di un centro commerciale. Poi il format è arrivato anche in Italia. Come nel resto del mondo, influencer più o meno noti hanno realizzato video costruiti attorno alla stessa idea. Nel 2018 Charlotte M., allora dieci anni, pubblicò «Ho passato la notte in un negozio»: un contenuto nel quale spiegava di non imitarla ed era evidente che non fosse davvero un’irruzione clandestina. Nel 2021 i Me contro Te avevano realizzato «Viviamo 24 ore in un negozio di giocattoli!!»: un contenuto organizzato e pubblicitario, dichiaratamente lontano da una reale intrusione notturna. Nel 2023 Zerbi ha pubblicato «Nascosto tutta la NOTTE in un Negozio di Vestiti... (beccati)», che ha superato il milione di visualizzazioni: anche in questo caso il linguaggio e la costruzione del video lo collocano chiaramente nel terreno dell’intrattenimento. Sono video che mostrano e diffondono una sfida, ma questo non basta ad attribuire responsabilità ai loro autori. La procura infatti non ha indagato alcun creatore digitale. Sul piano giuridico, infatti, l’emulazione di un comportamento visto online non trasferisce in automatico su chi lo ha pubblicato la responsabilità di ciò che accade dopo. Il procuratore De Luca ha allo stesso tempo richiamato «il delicato tema dei rischi dell’uso incontrollato dei social network», a partire dall’«emulazione in sfide virali» . E ha indicato alcuni temi su cui sarebbe necessario riflettere come «il differimento nella età di accesso ai media, l’incremento della sicurezza da parte dei fornitori di servizi e l’adozione di strumenti di verifica dell’età». Il nodo non è soltanto penale ma preventivo: quali barriere porre e fino a che punto le piattaforme debbano impedire ai più piccoli l’accesso a contenuti emulabili.

RELATED SIGNALS
Latest Trending News
SOURCE TRANSPARENCY