Questo articolo è uscito per la prima volta ne La Rassegna , una delle newsletter del Corriere della Sera. Ci si iscrive qui Doveva essere davvero oscuro quel settembre di quaranta anni fa, visto che uscirono quasi in contemporanea due grandi racconti horror moderni . Uno era americano, a firma Stephen King : il 15 settembre 1986 usciva infatti il suo romanzo It . Uno era italiano, a firma Tiziano Sclavi : il 26 settembre 1986 usciva infatti il primo numero di Dylan Dog . Il primo viene festeggiato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (da noi uscì un anno dopo) da un'edizione particolare con la prefazione dei fratelli Duffer, gli autori di Stranger Things , che devono tutto a King. Per il secondo sono previsti volumi speciali , eventi come la Horror Night del 25 settembre e perfino uno spettacolo teatrale, dal 28 ottobre a Roma. Due miti horror che nascono a fine anni Ottanta, periodo spesso mitizzato. Ma ci siamo forse dimenticati quanto fosse problematico sotto la sua colorata, laccata facciata . D'altra parte il 1986 è anche l'anno dell'errore e dell'orrore di Chernobyl, e di tutto quello che ne è seguito. Un incubo e un indagatore dell'incubo, dunque. Entrambe complesse stratificazioni di paure e orrori profondi, e anche punto di arrivo, e successivo sviluppo, di generi come l'horror e il gotico . Perché It e Dylan Dog sono volutamente metanarrativi: riprendono tutta quella tradizione per creare una propria mitologia e diventare parte di quella stessa tradizione . It è una cosa oscura che prende la forma della tua paura per divorarti. Imperversa nella cittadina di Derry, dando la caccia a un gruppo di ragazzini nel 1958 e cercando di difendersi da quegli stessi ragazzini, ormai adulti, nel 1985. It è un pagliaccio dai denti affilati, certo, ma può diventare, incarnando la paura di chi ha di fronte, anche un mostro classico, come un lupo mannaro o Frankenstein, e perfino un mostro moderno, come un grande squalo bianco, incubo recente in quegli anni grazie al film di Spielberg. It divora tutto l'horror del passato, diventando lui stesso un mito del genere (grazie anche alla tv e al cinema, e a due attori come Tim Curry e Bill Skarsgard). Il primo albo di Dylan Dog si intitola L'alba dei morti viventi : si comincia con gli zombie, con un diretto omaggio nel titolo al capolavoro di George Romero. Il secondo albo rimette in scena la “matrice” di tutti i serial killer reali e immaginari: Jack Lo Squartatore. E così fino a oggi: non c'è tema horror che Dylan Dog non abbia affrontato in questi 40 anni . È l'ultima versione di quei tanti "indagatori" del romanzo ottocentesco inglese , mescolando in quel di Londra tanto il geniale Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle quanto il cacciatore di vampiri Van Helsing di Bram Stoker. Dylan però ha una malinconia e un disincanto tutti suoi, e uno sguardo sull'orrore e sul mostruoso complesso, mai manicheo, che spesso ribalta i cliché del genere . D'altra parte lui e il suo compare Groucho sono un po' dei paria, dei solitari ai margini, come lo sono il gruppo dei ragazzini di It . Sono infatti «il club dei Perdenti»: nessuno di loro è un eroe tradizionale, tutti hanno una ferita nell'anima che si portano dentro, e ad avergliela inferta sono stati gli adulti – per lo più i loro genitori o la società che li rifiuta. Una delle scene più spaventose del romanzo è quando l'unica ragazza dei Perdenti, Beverly, sfugge per tutta la città dal padre che vuole punirla ferocemente perché è una poco di buono, lei sempre in giro con tutti quei ragazzi. Forse, ci dice King, il padre è spinto in questa sua follia estrema da It, ma fino a che punto? Fino a che punto la città di Derry (gli Stati Uniti...) è vittima di It o è invece sua complice? Sfogare gli istinti più bassi della società sui più deboli è un modo per tenerla unita, tanto poi si dimentica tutto . E dunque chi è il mostro, quello vero? Una domanda che percorre molte delle storie di Dylan Dog, per il quale il vero mostro spesso non è quello deforme, il paria, la creatura fantastica, ma quello umano, maledettamente umano . Una storia tra le tante: Johnny Freak (giugno 1993), dedicata a un ragazzino deforme che, si scoprirà, deve le sue menomazioni agli abusi della famiglia. Tanto It quanto Dylan Dog sono anche lo specchio di eventi e misfatti reali, più o meno trasfigurati dal racconto fantastico. Nel romanzo di King c'è un racconto nel racconto ambientato negli anni Trenta: il massacro del Punto Nero . È questo un locale di successo frequentato da persone di colore e qualche avventore bianco amante del jazz. Un mix che crea forte invidia, rabbia e panico morale. Così una notte un gruppo di suprematisti bianchi dà fuoco al locale, uccidendo i presenti. C'è anche It sulla scena del massacro, ma è l'unico elemento sovrannaturale, il resto è cronaca e storia degli Stati Uniti . It ha il potere di far dimenticare gli atti feroci compiuti a Derry ai suoi abitanti, e proprio per questo può tornare ciclicamente a colpire. Dimenticare il proprio passato, ieri e oggi, è la malattia di molte nazioni, compresi gli Stati Uniti. E allora It è un grande libro sull'importanza della memoria e delle storie : è ricordando e narrando che i perdenti ormai adulti possono tornare indietro a Derry e sconfiggere davvero It. Ricordare è importante anche nel mondo di Dylan Dog. In un famoso albo, Doktor Terror, la giovane Anja contatta l'indagatore perché si trova a vivere un incubo troppo realistico per essere solo un incubo. Mentre viaggia sulla metropolitana di Londra un gruppo di naziskin le si avvicina, minacciandola. Cerca di scendere ma il treno non si ferma, va avanti, fino a un campo di sterminio nel quale lei si ritrova vivisezionata da uno spietato medico nazista come fosse una cavia da laboratorio (d'altra parte viene disegnata con la faccia di un topo, citazione di Maus di Art Spiegelman ). Nell'albo Tiziano Sclavi riscrive, grazie alla metafora gotica, il nazismo e i suoi campi di sterminio, e riflette sull'eterno ritorno di certi estremismi, mettendo in scena le violenze dei naziskin. L'albo è del 1993, ma sembra di oggi . Per creare il suo romanzo Stephen King ha utilizzato un flusso di scrittura abnorme, sia per quantità di pagine sia per struttura, con quel continuo avanti e indietro nel tempo e le molte digressioni. Sclavi, e i successivi sceneggiatori dopo di lui, si sono affidati alla serialità del fumetto a episodi, che di albo in albo ripete e varia la sua formula all'infinito. It e Dylan Dog sono così due racconti-mondo che inglobano tutto : la tradizione dell'horror, il reale e i suoi misfatti, la memoria e la necessità di affrontare il male, l'infanzia e l'età adulta, l'amicizia, il sesso e l'amore, la marginalità come forza e la malinconia come stato dell'animo. Dice un personaggio di King nel romanzo: «Negli incubi possiamo permetterci di vedere le cose peggiori. Credo che esistano proprio per quello».
Quaranta anni fa uscirono «It» di Stephen King e Dylan Dog: così nel settembre 1986 l'oscurità e gli incubi horror entrarono nelle nostre vite
Questo articolo è uscito per la prima volta ne La Rassegna , una delle newsletter del Corriere della Sera. Ci si iscrive qui Doveva essere davvero oscuro quel settembre di quaranta anni fa, visto che uscirono quasi in contemporanea due grandi racconti horror moderni . Uno era americano, a firma Stephen King : il 15 settembre 1986 usciva infatti il suo romanzo It . Uno era italiano, a firma Tiziano Sclavi : il 26 settembre 1986 usciva infatti il primo numero di Dylan Dog . Il primo viene festeggiato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (da noi uscì un anno dopo) da un'edizione particolare con la prefazione dei fratelli Duffer, gli autori di Stranger Things , che devono tutto a King. Per il secondo sono previsti volumi speciali , eventi come la Horror Night del 25 settembre e perfino uno spettacolo teatrale, dal 28 ottobre a Roma. Due miti horror che nascono a fine anni Ottanta, periodo spesso mitizzato. Ma ci siamo forse dimenticati quanto fosse problematico sotto la sua colorata, laccata facciata . D'altra parte il 1986 è anche l'anno dell'errore e dell'orrore di Chernobyl, e di tutto quello che ne è seguito. Un incubo e un indagatore dell'incubo, dunque. Entrambe complesse stratificazioni di paure e orrori profondi, e anche punto di arrivo, e successivo sviluppo, di generi come l'horror e il gotico . Perché It e Dylan Dog sono volutamente metanarrativi: riprendono tutta quella tradizione per creare una propria mitologia e diventare parte di quella stessa tradizione . It è una cosa oscura che prende la forma della tua paura per divorarti. Imperversa nella cittadina di Derry, dando la caccia a un gruppo di ragazzini nel 1958 e cercando di difendersi da quegli stessi ragazzini, ormai adulti, nel 1985. It è un pagliaccio dai denti affilati, certo, ma può diventare, incarnando la paura di chi ha di fronte, anche un mostro classico, come un lupo mannaro o Frankenstein, e perfino un mostro moderno, come un grande squalo bianco, incubo recente in quegli anni grazie al film di Spielberg. It divora tutto l'horror del passato, diventando lui stesso un mito del genere (grazie anche alla tv e al cinema, e a due attori come Tim Curry e Bill Skarsgard). Il primo albo di Dylan Dog si intitola L'alba dei morti viventi : si comincia con gli zombie, con un diretto omaggio nel titolo al capolavoro di George Romero. Il secondo albo rimette in scena la “matrice” di tutti i serial killer reali e immaginari: Jack Lo Squartatore. E così fino a oggi: non c'è tema horror che Dylan Dog non abbia affrontato in questi 40 anni . È l'ultima versione di quei tanti "indagatori" del romanzo ottocentesco inglese , mescolando in quel di Londra tanto il geniale Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle quanto il cacciatore di vampiri Van Helsing di Bram Stoker. Dylan però ha una malinconia e un disincanto tutti suoi, e uno sguardo sull'orrore e sul mostruoso complesso, mai manicheo, che spesso ribalta i cliché del genere . D'altra parte lui e il suo compare Groucho sono un po' dei paria, dei solitari ai margini, come lo sono il gruppo dei ragazzini di It . Sono infatti «il club dei Perdenti»: nessuno di loro è un eroe tradizionale, tutti hanno una ferita nell'anima che si portano dentro, e ad avergliela inferta sono stati gli adulti – per lo più i loro genitori o la società che li rifiuta. Una delle scene più spaventose del romanzo è quando l'unica ragazza dei Perdenti, Beverly, sfugge per tutta la città dal padre che vuole punirla ferocemente perché è una poco di buono, lei sempre in giro con tutti quei ragazzi. Forse, ci dice King, il padre è spinto in questa sua follia estrema da It, ma fino a che punto? Fino a che punto la città di Derry (gli Stati Uniti...) è vittima di It o è invece sua complice? Sfogare gli istinti più bassi della società sui più deboli è un modo per tenerla unita, tanto poi si dimentica tutto . E dunque chi è il mostro, quello vero? Una domanda che percorre molte delle storie di Dylan Dog, per il quale il vero mostro spesso non è quello deforme, il paria, la creatura fantastica, ma quello umano, maledettamente umano . Una storia tra le tante: Johnny Freak (giugno 1993), dedicata a un ragazzino deforme che, si scoprirà, deve le sue menomazioni agli abusi della famiglia. Tanto It quanto Dylan Dog sono anche lo specchio di eventi e misfatti reali, più o meno trasfigurati dal racconto fantastico. Nel romanzo di King c'è un racconto nel racconto ambientato negli anni Trenta: il massacro del Punto Nero . È questo un locale di successo frequentato da persone di colore e qualche avventore bianco amante del jazz. Un mix che crea forte invidia, rabbia e panico morale. Così una notte un gruppo di suprematisti bianchi dà fuoco al locale, uccidendo i presenti. C'è anche It sulla scena del massacro, ma è l'unico elemento sovrannaturale, il resto è cronaca e storia degli Stati Uniti . It ha il potere di far dimenticare gli atti feroci compiuti a Derry ai suoi abitanti, e proprio per questo può tornare ciclicamente a colpire. Dimenticare il proprio passato, ieri e oggi, è la malattia di molte nazioni, compresi gli Stati Uniti. E allora It è un grande libro sull'importanza della memoria e delle storie : è ricordando e narrando che i perdenti ormai adulti possono tornare indietro a Derry e sconfiggere davvero It. Ricordare è importante anche nel mondo di Dylan Dog. In un famoso albo, Doktor Terror, la giovane Anja contatta l'indagatore perché si trova a vivere un incubo troppo realistico per essere solo un incubo. Mentre viaggia sulla metropolitana di Londra un gruppo di naziskin le si avvicina, minacciandola. Cerca di scendere ma il treno non si ferma, va avanti, fino a un campo di sterminio nel quale lei si ritrova vivisezionata da uno spietato medico nazista come fosse una cavia da laboratorio (d'altra parte viene disegnata con la faccia di un topo, citazione di Maus di Art Spiegelman ). Nell'albo Tiziano Sclavi riscrive, grazie alla metafora gotica, il nazismo e i suoi campi di sterminio, e riflette sull'eterno ritorno di certi estremismi, mettendo in scena le violenze dei naziskin. L'albo è del 1993, ma sembra di oggi . Per creare il suo romanzo Stephen King ha utilizzato un flusso di scrittura abnorme, sia per quantità di pagine sia per struttura, con quel continuo avanti e indietro nel tempo e le molte digressioni. Sclavi, e i successivi sceneggiatori dopo di lui, si sono affidati alla serialità del fumetto a episodi, che di albo in albo ripete e varia la sua formula all'infinito. It e Dylan Dog sono così due racconti-mondo che inglobano tutto : la tradizione dell'horror, il reale e i suoi misfatti, la memoria e la necessità di affrontare il male, l'infanzia e l'età adulta, l'amicizia, il sesso e l'amore, la marginalità come forza e la malinconia come stato dell'animo. Dice un personaggio di King nel romanzo: «Negli incubi possiamo permetterci di vedere le cose peggiori. Credo che esistano proprio per quello».

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