L’intervista dell’ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, rilasciata al settimanale Standard , pubblicato nello Zimbabwe , diventa centrale nell ’inchiesta sull’attentato organizzato davanti alla sua abitazione dall’amico Valter Lavitola . L’intenzione della Procura è verificare quanto Ranucci, prima di essere intervistato a luglio, sapesse delle difficoltà economiche nell’investimento sul carbon credit che alcuni investitori italiani stavano attraversando per via di una supposta truffa organizzata da un imprenditore locale. Che in passato era stato socio di Lavitola. La Procura valuterà se sentire nelle prossime settimane anche il giornalista che ha intervistato Ranucci per accertare il motivo per cui Lavitola gli abbia indicato l’ex conduttore di Report come interlocutore. Nei tanti misteri nella vita di Lavitola se ne aggiunge poi un altro. Ed è il presunto schiaffeggiamento subito durante l’ora d’aria nel carcere di Rebibbia. L’ex direttore dell’ Avanti! ha negato l’episodio durante l’incontro con i suoi legali, che si è svolto ieri in vista dell’ udienza davanti al Tribunale del Riesame di lunedì prossimo. Tuttavia i dubbi, almeno in ipotesi, restano, soprattutto nei legali di Lavitola, gli avvocati Arturo e Sergio Cola. Ad allarmarli quanto detto da Pellegrino D’Avino , uno degli indagati accusati di aver partecipato all’organizzazione dell’attentato. D’Avino ha messo a verbale di aver saputo di un ceffone: « Alcuni detenuti mi hanno raccontato che Lavitola, con me indagato per la vicenda della bomba, è stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria ». Una testimonianza de relato, certo. Ma che ha imposto ai legali di Lavitola di fare luce sull’episodio. «Lo abbiamo trovato bene» , è quanto detto dai legali finito l’incontro. Parole rassicuranti, mirate a tenere bassa la tensione. Ma i difensori temono che il loro assistito non abbia detto la verità. Lavitola, in carcere con l’aggravante del metodo mafioso, è detenuto con altri indagati per lo stesso tipo di reati. Il dubbio degli avvocati è che il faccendiere potrebbe aver scelto il silenzio per evitare altre aggressioni in carcere. Sempre che queste ci siano state, visto che per esempio il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) ha smentito lo schiaffo e un successivo ricovero di Lavitola. I difensori hanno domandato anche di entrare in possesso della relazione del Dap. Ma se anche il Dap esclude l’aggressione, la questione rimane aperta perché D’Avino stesso ha denunciato di essere stato avvicinato da altri detenuti, che, saputa la ragione del suo arresto, gli avrebbero consigliato di non rendere alcun interrogatorio. Pressioni subite, ha specificato l’indagato, senza minacce esplicite. Le denunce di D’Avino sono credibili? Una domanda a cui i legali di Lavitola intendono dare una risposta in fretta. Oltre alla presunta aggressione, Lavitola con i suoi avvocati ha parlato dell’udienza di lunedì 7 settembre e della sua intenzione di rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Riesame. Gli avvocati Cola hanno depositato una memoria difensiva di 60 pagine per tentare di scalfire la tesi della Procura. Intanto sono state depositate le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso dei legali di D’Avino, uno degli esecutori dell’attentato — in carcere dal 26 giugno — che aveva chiesto g li arresti domiciliari. Per i giudici nei confronti di D’Avino ( assistito dall’avvocato Antonio Falconieri), che avrebbe avuto un ruolo centrale nell’approvvigionamento dell’esplosivo, sussiste «l’aggravante del metodo mafioso — scrivono — D’Avino ha studiato l’operazione diretta contro Ranucci , un soggetto che svolge attività giornalistica d’inchiesta. La natura del bersaglio a rilevare la valenza intimidatoria dell’attentato ».
Ranucci, il caso Zimbabwe e il carbon credit: l'intervista al conduttore suggerita da Lavitola. La nuova mossa della Procura
L’intervista dell’ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, rilasciata al settimanale Standard , pubblicato nello Zimbabwe , diventa centrale nell ’inchiesta sull’attentato organizzato davanti alla sua abitazione dall’amico Valter Lavitola . L’intenzione della Procura è verificare quanto Ranucci, prima di essere intervistato a luglio, sapesse delle difficoltà economiche nell’investimento sul carbon credit che alcuni investitori italiani stavano attraversando per via di una supposta truffa organizzata da un imprenditore locale. Che in passato era stato socio di Lavitola. La Procura valuterà se sentire nelle prossime settimane anche il giornalista che ha intervistato Ranucci per accertare il motivo per cui Lavitola gli abbia indicato l’ex conduttore di Report come interlocutore. Nei tanti misteri nella vita di Lavitola se ne aggiunge poi un altro. Ed è il presunto schiaffeggiamento subito durante l’ora d’aria nel carcere di Rebibbia. L’ex direttore dell’ Avanti! ha negato l’episodio durante l’incontro con i suoi legali, che si è svolto ieri in vista dell’ udienza davanti al Tribunale del Riesame di lunedì prossimo. Tuttavia i dubbi, almeno in ipotesi, restano, soprattutto nei legali di Lavitola, gli avvocati Arturo e Sergio Cola. Ad allarmarli quanto detto da Pellegrino D’Avino , uno degli indagati accusati di aver partecipato all’organizzazione dell’attentato. D’Avino ha messo a verbale di aver saputo di un ceffone: « Alcuni detenuti mi hanno raccontato che Lavitola, con me indagato per la vicenda della bomba, è stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria ». Una testimonianza de relato, certo. Ma che ha imposto ai legali di Lavitola di fare luce sull’episodio. «Lo abbiamo trovato bene» , è quanto detto dai legali finito l’incontro. Parole rassicuranti, mirate a tenere bassa la tensione. Ma i difensori temono che il loro assistito non abbia detto la verità. Lavitola, in carcere con l’aggravante del metodo mafioso, è detenuto con altri indagati per lo stesso tipo di reati. Il dubbio degli avvocati è che il faccendiere potrebbe aver scelto il silenzio per evitare altre aggressioni in carcere. Sempre che queste ci siano state, visto che per esempio il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) ha smentito lo schiaffo e un successivo ricovero di Lavitola. I difensori hanno domandato anche di entrare in possesso della relazione del Dap. Ma se anche il Dap esclude l’aggressione, la questione rimane aperta perché D’Avino stesso ha denunciato di essere stato avvicinato da altri detenuti, che, saputa la ragione del suo arresto, gli avrebbero consigliato di non rendere alcun interrogatorio. Pressioni subite, ha specificato l’indagato, senza minacce esplicite. Le denunce di D’Avino sono credibili? Una domanda a cui i legali di Lavitola intendono dare una risposta in fretta. Oltre alla presunta aggressione, Lavitola con i suoi avvocati ha parlato dell’udienza di lunedì 7 settembre e della sua intenzione di rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Riesame. Gli avvocati Cola hanno depositato una memoria difensiva di 60 pagine per tentare di scalfire la tesi della Procura. Intanto sono state depositate le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso dei legali di D’Avino, uno degli esecutori dell’attentato — in carcere dal 26 giugno — che aveva chiesto g li arresti domiciliari. Per i giudici nei confronti di D’Avino ( assistito dall’avvocato Antonio Falconieri), che avrebbe avuto un ruolo centrale nell’approvvigionamento dell’esplosivo, sussiste «l’aggravante del metodo mafioso — scrivono — D’Avino ha studiato l’operazione diretta contro Ranucci , un soggetto che svolge attività giornalistica d’inchiesta. La natura del bersaglio a rilevare la valenza intimidatoria dell’attentato ».

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