E dopo il glutenfree, il sugarfree e il fatfree, ecco che si palesa, d’un tratto, il childfree . Ha qualche giorno l’intemerata di un ristoratore brianzolo che vantava — sui social, dove, se no — d’aver allestito il locale per respingere l’assalto dei minori . Nell’impossibilità di un divieto tout court (proibito da un vecchio attrezzo chiamato «principio d’uguaglianza»), l’esercente ha pensato di rendere l’ambiente così ostile da tener lontane le famiglie : «Ho tolto i seggioloni!», «Ho tolto il menu baby!». Ma perché non osare di più, dico io, e coprire le pareti con poster di Terrifier 3 o sostituire i camerieri con professoresse di matematica? Il patron spiega che la scelta è frutto di un dissing con una coppia con prole e che dopo averne dato conto — sui social, dove, se no — ha «ricevuto tantissimo sostegno da un sacco di follower». Vent’anni fa, la questione non avrebbe varcato le mura dei bar di Lesmo, ma l’algoritmo ama le polemiche e le alimenta — state dalla parte degli infanti o li mangiate come i comunisti? — dunque: apriti cielo. Non è un caso isolato: non mancano gli esercizi (alberghi e lidi, per esempio) che preferiscono garantire un’esperienza «debambinizzata» ai propri ospiti. Ed è pure comprensibile, ché ci sono due tipi di clienti: a) chi almeno una volta vorrebbe farsi una cena senza nessuno che piange disperato perché non arriva la pastina; b) chi mente. Mia moglie e io abbiamo due ragazzi e, proprio per questo, quand’erano piccoli agognavamo le rare serate con lume di candela e violini tzigani. Ma, diamine, siamo una civiltà millenaria, dimostriamo di saper stare assieme. Nulla impedisce a un ristorante o a un albergo di rivolgersi a un pubblico specifico : basta comunicarlo con garbo e poi gestire le situazioni, senza revenge service (ma che cosa vuol dire eliminare i seggioloni e il menu baby? Che il malcapitato ragazzino deve mangiare una costata da chilo in ginocchio sui ceci?). Se a maleducazione (di ragazzi e genitori) si risponde con maleducazione (dei titolari), ecco l’ennesima escalation. In ogni caso, la questione — come spesso capita in Italia — si risolverà da sola: più che l’Erode brianzolo, potrà la denatalità.
Ristoranti «childfree»: via seggioloni e menu baby. Ma la vera sfida è la convivenza (e la civiltà)
E dopo il glutenfree, il sugarfree e il fatfree, ecco che si palesa, d’un tratto, il childfree . Ha qualche giorno l’intemerata di un ristoratore brianzolo che vantava — sui social, dove, se no — d’aver allestito il locale per respingere l’assalto dei minori . Nell’impossibilità di un divieto tout court (proibito da un vecchio attrezzo chiamato «principio d’uguaglianza»), l’esercente ha pensato di rendere l’ambiente così ostile da tener lontane le famiglie : «Ho tolto i seggioloni!», «Ho tolto il menu baby!». Ma perché non osare di più, dico io, e coprire le pareti con poster di Terrifier 3 o sostituire i camerieri con professoresse di matematica? Il patron spiega che la scelta è frutto di un dissing con una coppia con prole e che dopo averne dato conto — sui social, dove, se no — ha «ricevuto tantissimo sostegno da un sacco di follower». Vent’anni fa, la questione non avrebbe varcato le mura dei bar di Lesmo, ma l’algoritmo ama le polemiche e le alimenta — state dalla parte degli infanti o li mangiate come i comunisti? — dunque: apriti cielo. Non è un caso isolato: non mancano gli esercizi (alberghi e lidi, per esempio) che preferiscono garantire un’esperienza «debambinizzata» ai propri ospiti. Ed è pure comprensibile, ché ci sono due tipi di clienti: a) chi almeno una volta vorrebbe farsi una cena senza nessuno che piange disperato perché non arriva la pastina; b) chi mente. Mia moglie e io abbiamo due ragazzi e, proprio per questo, quand’erano piccoli agognavamo le rare serate con lume di candela e violini tzigani. Ma, diamine, siamo una civiltà millenaria, dimostriamo di saper stare assieme. Nulla impedisce a un ristorante o a un albergo di rivolgersi a un pubblico specifico : basta comunicarlo con garbo e poi gestire le situazioni, senza revenge service (ma che cosa vuol dire eliminare i seggioloni e il menu baby? Che il malcapitato ragazzino deve mangiare una costata da chilo in ginocchio sui ceci?). Se a maleducazione (di ragazzi e genitori) si risponde con maleducazione (dei titolari), ecco l’ennesima escalation. In ogni caso, la questione — come spesso capita in Italia — si risolverà da sola: più che l’Erode brianzolo, potrà la denatalità.

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