Martina, 14 anni. È questa l’identità che ha assunto Serena Mazzini per entrare nei meandri oscuri del web e cercare di capire ciò che aveva già in parte intuito con le sue ricerche.  Non c’è nessun messaggio  è una docuserie in quattro puntate che Mazzini - esperta di nuovi media e scrittrice, il suo ultimo libro (Rizzoli) è  La tua solitudine è il nostro business. Come l'intelligenza artificiale sta trasformando le nostre relazioni - ha ideato insieme a Selvaggia Lucarelli (uscita prima a pagamento e adesso gratuita) sulla newsletter di Lucarelli Vale tutto . Si tratta di un'inchiesta  sulla radicalizzazione dei minori online . È anche grazie a questo lavoro (spaventoso, da ogni punto di vista), che stiamo iniziando a dipanare l’inferno che spinge dei ragazzini delle medie a cercare di uccidere le loro insegnanti (ma non solo ). Un inferno che passa dall’ossessione del corpo e arriva fino a un coltello in mano . Un inferno che è a portata di mano, anzi di clic: Telegram, TikTok, Whatsapp. Non ci è voluto molto a Serena per infiltrarsi: un telefono, un profilo finto e 48 ore.  Dove va Martina e cosa trova?  «Entro su TikTok e cerco alcuni degli hashtag utilizzati dalle community online che stavo osservando, alcuni contengono 764 e NLM (acronimo di No lives matter), i nomi di gruppi radicalizzati che inneggiano alla violenza (ma ne parliamo meglio dopo, ndr ). In meno di 48 ore sono dentro a un gruppo che fa estorsioni online». La piattaforma non mette alcun limite neppure rispetto all’età?   «Nulla. Il mio profilo ormai vede solo video con tagli di braccia, video su James Mason, il neonazista americano autore di Siege , il testo su cui si è formata l'intera generazione accelerazionista e video celebrativi di stragisti come Elliot Rodger o Adam Lanza. Io non interagisco, scrollo. Appaiono contenuti con scritto. "Vuoi entrare a far parte di un server Discord problematico?" e l'url. Ne ho aperti un paio: in uno ho trovato trecento video di braccia tagliate».  Quando decide di iniziare l’inchiesta? «Comincia con il ragazzo di Trescore che accoltella la sua insegnante di francese. Ho capito immediatamente, dal suo manifesto, che si trattava di una violenza che derivava da una frequentazione di un gruppo No lives matter. Lui scriveva: “Nessuna vita conta, al di fuori della mia”. Un ragazzino di 13 anni non la pronuncerebbe mai se non fosse all’interno di quel circuito. Molte delle frasi che ha scritto fanno riferimento al mondo della Com».  Cosa è la Com?  «La Com è un arcipelago di chat, sono soprattutto su Discord e Telegram. Nel 2019, un 23enne, Rohan Sandeep Rane, indiano e residente in Francia, apre un gruppo che si chiama Cult. Convince persone a diventare schiavi che si incidono il suo nome sul corpo. Nel 2021 nasce in Texas 764. Lo inventa un ragazzino che giocava tutto il giorno a Minecraft. Il nome è il codice postale della sua città. I suoi seguaci lo chiamano Dio. Riprende il metodo dei lore books e lo rende sempre più estremo. Iniziano le richieste di tagliarsi i capelli e mangiarseli, di suicidarsi, di autolesionismo sempre più duro. Ci sono state diverse vittime. Bambini che fanno del male ad altri bambini. Lo hanno arrestato e starà in galera per sempre. Ma ormai il virus è sparso. La Com è una costellazione decentralizzata di chat e sottogruppi che si rigenerano continuamente. Non ha un solo capo». A chi si rivolgono questi gruppi? «Il metodo è sempre lo stesso. Cercano minori molto vulnerabili, con disturbi alimentari, già autolesionisti o con un disagio psicologico. Si fingono coetanei, costruiscono fiducia, con le ragazze spesso una finta relazione romantica. Ottenute da loro immagini intime o confessioni, iniziano a ricattare: minacciano di mandarle a genitori e compagni, o di far arrivare la polizia a casa. Ti inondano il telefono di materiale illegale e ti dicono che sei tracciabile. Poi ti chiedono prove sempre più estreme, come tagliarti in diretta o incidere i nomi sulla pelle. Tutto viene raccolto nei lore books , dei veri e propri archivi suddivisi per tipologia di contenuto. Più materiale violento estorci, più sali nella gerarchia».  Come comincia tutto? Con il gaming? Giocando ai videogiochi?  «Il bacino è immenso. Li vanno a cercare nei thread su Reddit e su X e poi soprattutto su due piattaforme. Sei su TikTok, entri in quella bolla, magari metti like e da lì vieni contattato. La seconda è Roblox, dove ce ne sono tantissimi. Si fingono coetanei, offrono la loro amicizia, giocano a lungo con i bambini e capiscono quali sono i loro interessi. A volte fanno regali virtuali, i coin per comprarsi le skin . Poi, visto che siete diventati amici, ti dicono di sentirvi fuori dal gioco e ti portano su Discord e Telegram. Il rapporto si costruisce sulla fiducia, questi ragazzini sono molto soli».  Sono affamati di amicizie? «Su TikTok c'è la streak : una fiammella che si accende quando parli con qualcuno per tre giorni di fila. Diventa addirittura una mascotte animata, e tu devi mantenerla attiva continuando a parlare con la persona dall'altra parte dello schermo. TikTok ti fa anche una grafica da condividere, che dice da quanti giorni parli con quella persona: tre giorni, poi 10, 30, 60, 100. I ragazzini cercano di avere tante streak attive per condividerle e far vedere che hanno tanti amici, mentre sono tutti perennemente soli». Ci sono dei segnali che gli adulti di riferimento possono recepire?  «Tutti si chiudono in camera con i dispositivi, per tante ore. Soprattutto di notte. Diventano più taciturni. Potrebbero nascondere i dispositivi. Potrebbero ricevere regali da estranei, o pacchi a casa. Potrebbero parlare con persone che non conosci, magari in altre lingue. Si isolano. E poi il corpo: tagli, lividi, mangiano meno: sono tutti fissati con l’anoressia. Poi ci sono le parole che usano e i simboli, che possono scriversi sulle dita o sulle scarpe. Per questo nel documentario mi sono concentrata su parole e comportamenti: è materiale che deve servire a genitori e insegnanti per capire i segnali prima».  Si fanno anche del male fisico, perfino le martellate in faccia, per assomigliare a degli stereotipi.  «Hanno una dismorfofobia enorme e pensano che il fallimento della loro vita dipenda dal loro aspetto fisico. Se li vedi che iniziano a fare ginnastica la mattina, se ti chiedono la creatina, i pesi, la gomma da masticare per evidenziare la mascella…significa che forse sono entrati nella manosfera». Cos’è la manosfera ?  «È un discorso un po' a parte, ma è intrecciato a tutto questo, perché molti dei meme che questi ragazzini condividono (centinaia) vengono da lì. È l'insieme di spazi online molto strutturati, legati da idee antifemministe, maschiliste, fondamentalmente misogine. Nasce dentro comunità online come quelle di 4chan e di Reddit. L'idea di fondo è che tutti i problemi e i drammi di questi giovani feriti, frustrati, arrabbiati, derivino dal fatto che le donne hanno preso troppo potere. E che le donne abbiano un interesse sessuale solo verso uomini con un certo status sociale e un certo livello di bellezza».  Riescono a venirne fuori?  «Se rifiuti di continuare a mandare i contenuti iniziano a ricattarti. Dicono che manderanno le tue immagini ai tuoi genitori, ai compagni di scuola. Ti fanno swatting : ti mandano la polizia a casa con una falsa chiamata. Ti inondano il telefono di materiale pedopornografico, violenze su animali, su bambini, e ti dicono che ormai sono tracciabili sul tuo telefono e quindi sei ricattabile. Si entra in una spirale di violenza sempre più estrema in cui ti vengono richieste sempre più prove». Tipo?   «Tagliarsi in diretta, incidersi simboli sulla pelle. Sono previsti atti sessuali pesanti, una ragazzina, per non farsi scoprire dai genitori, si accoltellava la vagina. Altre usano dei dildo con inciso il nome del gruppo. Altre dovevano tagliarsi i capelli e mangiarseli…Tutto il materiale viene raccolto e catalogato».  Cos’è la True Crime Community di cui faceva parte