Come ogni anno aveva lasciato la sua abitazione in provincia di Torino e raggiunto gli amici sulla Riviera Romagnola. Era il suo ultimo giorno di vacanza a Rimini quando una donna di 43 anni ha incontrato l’anno scorso in un bar una turista veronese di 52 anni. Le due hanno fatto amicizia e quando sono uscite dal locale si sono trovate con altri due uomini di 52 e 43 anni, sempre residenti nel Veronese. Tutti e quattro hanno prima provato ad andare in un hotel e poi si sono spostati nella spiaggia, dove la 43enne sarebbe stata stuprata.  Era il 15 luglio 2025 e l’indomani, dopo essersi recata in ospedale, la vittima ha denunciato i tre turisti veronesi, ora indagati a piede libero, per stupro di gruppo e lesioni. In particolare alla 52enne viene contestato il fatto di non aveva prestato soccorso alla vittima e di aver collaborato con i due uomini per portarla in spiaggia. A distanza di un anno da quell’episodio, il tribunale di Rimini ha raccolto in questi giorni la testimonianza della 43enne , assistita dalla avvocata Aidi Pini, in incidente probatorio: una modalità che consente di cristallizzare una prova già nella fase delle indagini preliminari senza attendere un eventuale processo. In quella circostanza la vittima ha riferito, davanti al giudice Raffaele Deflorio, di non essersi ubriacata ma di aver bevuto solo un cocktail leggero e di essersi sentita male poco dopo aver lasciato il locale. Ha poi spiegato di essere stata accompagnata nell’hotel dove soggiornavano i due uomini. In quel caso però la donna non ha potuto accedere alla struttura perché non era registrata. La 43enne, assieme ai tre turisti veronesi, sarebbe poi stata portata in spiaggia, dove sarebbe stata trattenuta e costretta a subire un rapporto sessuale di gruppo. La vittima ha raccontato di aver fatto più volte presente di non essere consenziente e di non aver avuto la forza per liberarsi, visto che stava poco bene. I tre turisti l’avrebbero poi riaccompagnata al suo albergo. L’indomani la 43enne continuava a non sentirsi bene : era visibilmente scossa ed è stata portata in ospedale dal titolare dell’hotel in cui soggiornava. Aveva riportato alcune lesioni sul corpo e ha riferito di essere stata stuprata la sera prima. Dopo la visita medica si è quindi recata in questura a sporgere denuncia. A quel punto sono partite le indagini della squadra mobile di Rimini, coordinate dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi. Gli spostamenti dei tre turisti con la 43enne - prima fuori dal locale, poi all’albergo degli indagati e successivamente verso la spiaggia - sono stati immortalati dalle telecamere cittadine. La vittima li ha poi riconosciuti come gli autori dello stupro. Dopo la denuncia si è rivolta a un Centro Antiviolenza grazie al quale, nell’ultimo anno, ha cercato di intraprendere anche un percorso psicologico. In questo momento le indagini della procura di Rimini sono ancora in corso e, dopo la deposizione della 43enne, il sostituto procuratore valuterà se confermare o modificare il capo d’imputazione provvisorio. Finora gli indagati, difesi dagli avvocati Igor Bassi e Thomas Dal Fior , non hanno reso alcun interrogatorio, ma si sono sempre professati innocenti ed estranei ai fatti. Per loro quella fatidica sera del 15 luglio la donna aveva trascorso una piacevole serata in compagnia e non si sarebbe quindi opposta a quel rapporto sessuale di gruppo, avvenuto in una delle spiagge della Riviera Romagnola.